Nel panorama dell’arte contemporanea, spesso attraversato da linguaggi effimeri e da una crescente smaterializzazione dell’immagine, la ricerca di Luberlion – pseudonimo di Luca Berno – si distingue per una posizione chiara e radicale: riportare la materia al centro del pensiero artistico. Nato nel 1967 a Vicenza, Berno costruisce il proprio percorso al di fuori dei circuiti accademici, sviluppando una visione autonoma che affonda le radici in oltre quarant’anni di esperienza manuale e intellettuale in ambito tecnico e industriale.
La sua biografia non rappresenta un elemento collaterale, ma una chiave di lettura essenziale della sua poetica. Diplomato geometra, con una solida formazione professionale nel settore industriale, Luberlion incarna una figura rara: quella dell’artista-inventore. Ideatore e brevettatore di una produzione innovativa di ravioli a doppio ripieno, ha dimostrato come l’intuizione possa trasformarsi in struttura concreta, come la visione possa diventare sistema. Questo stesso principio governa la sua pratica scultorea: l’ingegno non è funzione tecnica, ma estensione naturale del pensiero creativo.
La sua ricerca si fonda su un concetto cardine: l’Unità. “L’Uno è Tutto” non è una dichiarazione astratta, ma l’asse teorico attorno al quale si sviluppa l’intera produzione. Ogni opera diventa luogo di connessione tra materia ed energia, tra visibile e invisibile, tra microcosmo e macrocosmo. Le forme che emergono – talvolta organiche, talvolta archetipiche – evocano neuroni, sinapsi, universi in espansione, ghiandole pineali, strutture cosmiche e presenze simboliche. Non si tratta di rappresentazioni illustrative, ma di condensazioni visive di un pensiero che cerca di rendere tangibile l’interconnessione tra tutte le cose.
La “chiave minore”, espressione che l’artista assume come metafora esistenziale, diventa il paradigma della sua poetica. Nulla nasce monumentale; tutto germoglia in forma silenziosa, primaria, essenziale. È nella vibrazione minima che si cela la potenza generativa. In questa prospettiva, la scultura non è mai gesto celebrativo, ma processo di emersione. La forma affiora gradualmente, come se fosse già presente nella materia e attendesse di essere rivelata.
ORIGIN - GENNAIO 2026
Il dialogo con i materiali costituisce il nucleo operativo della sua pratica. Alluminio, rame, vetro, pietra, legno, resina, acrilico, stucco: elementi diversi per densità e vibrazione vengono scelti per la loro capacità di dialogare tra struttura e tensione energetica. Luberlion lavora senza un progetto rigidamente definito; la forma prende corpo attraverso un processo intuitivo e diretto, in cui la materia viene ascoltata più che dominata. L’imperfezione non è un errore da correggere, ma un segno che testimonia la presenza del gesto umano.
In un’epoca in cui l’intelligenza artificiale ridefinisce i confini dell’immagine e amplia le possibilità espressive, la sua posizione appare significativa. L’arte, per Luberlion, resta un atto biologico e tattile. La manualità non è nostalgia, ma scelta consapevole. La scultura diventa così uno spazio di resistenza alla smaterializzazione dell’esperienza estetica, riaffermando il valore del tempo, del contatto fisico, della trasformazione lenta della materia.
L’emergere della sua produzione durante il periodo pandemico assume un valore simbolico. In un momento di sospensione globale, l’artista individua una soglia personale di trasformazione. Il silenzio esterno si traduce in intensificazione interiore; la necessità di esprimere prende forma concreta. Da allora, la sua ricerca si struttura in una visione coerente, riconoscibile, in cui simbolo e struttura dialogano costantemente.
Opere come Venice rendono evidente questa tensione tra corporeità e dimensione archetipica. La figura femminile, priva di connotazioni etniche, si configura come presenza universale. Il corpo diventa luogo simbolico attraversato dagli elementi primari: rosso come sangue, blu come acqua, marrone come terra, oro come anima. Venezia non è descritta, ma evocata come condizione esistenziale: fragile e resistente, radicata e sospesa. La maschera assume valore liberatorio; il cuore celato richiama la dimensione intuitiva; le mani proteggono ciò che deve ancora nascere. In questa sintesi simbolica si riflette l’intero impianto teorico dell’artista: l’Uno che si manifesta nel molteplice.
VENICE - APRILE 2025
La scultura di Luberlion non cerca l’effetto spettacolare né l’immediatezza decorativa. Chiede tempo, attenzione, partecipazione mentale. Non offre risposte, ma attiva domande. È un linguaggio che si muove tra spiritualità e fisica della materia, tra intuizione e costruzione, tra invenzione e rivelazione.
In un sistema artistico spesso orientato alla superficie e alla rapidità, la sua ricerca invita a un ritorno all’origine: alla profondità del gesto, alla vibrazione della materia, alla consapevolezza che ogni forma visibile è manifestazione di una connessione più ampia.
La scultura, per Luberlion, non è semplice oggetto, ma campo energetico. Non rappresenta l’Uno: lo rende percepibile.
A cura di Maria Di Stasio per ArtWord
© 2026 Maria Di Stasio. Tutti i diritti riservati.
Luberlion è lo pseudonimo di Luca Berno, artista e scultore italiano nato nel 1967 a Vicenza.
Creativo per indole e sperimentatore per natura, sviluppa il proprio percorso al di fuori dei circuiti accademici, costruendo una ricerca autonoma fondata sull’esperienza, sull’osservazione profonda del reale e su oltre quarant’anni di attività manuale e intellettuale in ambito tecnico e industriale.
Diplomato geometra e con formazione professionale nel settore industriale, Berno incarna una figura rara nel panorama contemporaneo: l’artista-inventore. È infatti ideatore e brevettatore di una produzione inedita di ravioli a doppio ripieno, progetto che ha riscosso un significativo successo, testimonianza della sua capacità di trasformare intuizione e visione in materia concreta. Questo aspetto imprenditoriale e creativo dialoga profondamente con la sua pratica artistica, fondata sul principio dell’ingegno come estensione naturale del pensiero.
La sua ricerca scultorea si fonda sul concetto dell’Unità: “l’Uno è Tutto”. L’opera diventa luogo di connessione tra materia ed energia, visibile e invisibile, microcosmo e macrocosmo. La “chiave minore”, espressione che l’artista fa propria ispirandosi al titolo In Minor Keys, diventa metafora esistenziale e poetica: nulla nasce grande, tutto germoglia in forma silenziosa, essenziale, primordiale.
I materiali che utilizza – alluminio, rame, vetro, pietra, legno, resina, acrilico, stucco – sono scelti per la loro capacità di dialogare tra struttura e vibrazione. Il tempo stesso è considerato elemento costitutivo dell’opera. Le sue sculture si muovono tra simbologia cosmica e indagine quantistica, tra spiritualità e fisica della materia, generando forme che evocano neuroni, universi in espansione, ghiandole pineali, città simbolo e archetipi esistenziali.
Il bisogno di espressione artistica emerge con forza durante il periodo pandemico, momento che l’artista interpreta come soglia di trasformazione personale. Da allora, la produzione si intensifica e si struttura in una visione coerente e riconoscibile.
Attività espositiva e riconoscimenti
Nel 2025 partecipa alla mostra collettiva presso la Roccart Gallery di Firenze con l’opera Pineal (22 novembre).
Segue un intenso percorso espositivo internazionale:
29 novembre 2025 – Premio Internazionale Arti Visive “Leonardo”, Roma – opera Venice
6 dicembre 2025 – Premio Internazionale Artisti d’Europa, Venezia – opera Venice
22 dicembre 2025 – Concorso Nazionale Italian Quantum Weeks, Roma – opera De Infinito Universo e Mondi
10 gennaio 2026 – Premio Internazionale “Maestri” a Parigi – opera Esistere
14 febbraio 2026 – Mostra Internazionale “MU-TAZIONI”, Venezia Open Art – opere Esistere e Neuroni Quantici
21 maggio 2026 – Mostra Internazionale “Risonanze”, Roma
La sua ricerca ottiene attenzione mediatica nazionale:
Life&People Magazine (18 gennaio 2025) pubblica le immagini delle opere De Infinito Universo e Mondi, Rubo la Luna, I Cinque Elementi Fondamentali nell’articolo “Quando l’arte danza con gli elettroni: il nuovo Rinascimento quantistico”.
ArtWord Blog (10 dicembre 2025) dedica all’artista l’articolo “Tra radici e visioni: il viaggio scultoreo di Luberlion”.
Rubrica ANIMA e MATERIA (9 gennaio 2026) pubblica un’intervista sull’opera Venice.
11 febbraio 2026 – Intervista in diretta Facebook e YouTube nel format Dialoghi nell’Arte condotto da Maria Palladino.
È presente nell’Annuario Artisti in Visione 2026 promosso da Fondazione Effetto Arte (uscita marzo 2026) con le opere Venice, Pineal, Esistere, Espansione e nella pubblicazione Synchroni 0.1 – Collana d’Arte Contemporanea, promossa dalla Curatrice d’Arte Maria Di Stasio.
Luberlion concepisce l’arte come totalità della vita: cuore, mente e mani sono i suoi unici strumenti. La sua opera non nasce da un’estetica decorativa, ma da una necessità ontologica: dare forma all’invisibile, trattenere l’essenziale, rendere visibile la vibrazione primordiale che unisce ogni cosa.
Aggiungi commento
Commenti