MICHELA FRUNGILLO - LA PITTURA COME SPAZIO DI ATTRAVERSAMENTO
19 mar 2026 11:43
13 mar 2026 12:18
Nel panorama dell’arte contemporanea emergono spesso percorsi creativi nati da una spinta interiore autentica, capaci di coniugare sensibilità personale e suggestioni storiche. Anna Vitaliano, protagonista di questa intervista si inserisce proprio in questa dimensione, sviluppando una ricerca pittorica che trova nella luce, nel colore e nella vibrazione emotiva i suoi elementi fondanti.Fortemente attratta dalla poetica dell’Impressionismo e in particolare dall’opera di Claude Monet, Anna rielabora queste influenze in chiave personale, trasformandole in un linguaggio espressivo spontaneo, istintivo e profondamente legato al sentire individuale. Nelle sue tele, la realtà non è mai mera riproduzione visiva, ma diventa esperienza emotiva, movimento interiore, pulsazione cromatica.La natura rappresenta il suo universo privilegiato: flora, fauna, paesaggi marini e montuosi — in particolare quelli del Cilento — costituiscono una fonte inesauribile di ispirazione e contemplazione. Attraverso la pittura, l’artista traduce la meraviglia del mondo in un racconto visivo che invita lo spettatore a riconnettersi con la dimensione più profonda e armonica dell’esistenza.
6 mar 2026 16:00
Esistono percorsi artistici che nascono da un’urgenza interiore così profonda da rendere l’arte non soltanto un linguaggio espressivo, ma una necessità vitale. Nel lavoro di Maria Paola Mortellaro questa necessità assume la forma di un dialogo costante tra razionalità e impulso emotivo, tra struttura e libertà, tra ordine e caos. La sua ricerca pittorica si colloca all’interno di una dimensione astratta in cui la materia diventa luogo di attraversamento dell’esperienza interiore, uno spazio in cui il pensiero scientifico e la tensione emotiva convivono e si trasformano reciprocamente.Mortellaro vive e lavora a Palermo e insegna matematica. Non si tratta di un dettaglio marginale, ma di un elemento che attraversa profondamente la sua poetica. La matematica, infatti, non è soltanto la disciplina dei numeri e delle formule: è anche una grammatica invisibile fatta di relazioni, equilibri, proporzioni e tensioni. Allo stesso modo, nella pittura dell’artista, ogni gesto e ogni stratificazione sembrano organizzarsi secondo una logica interna che, pur non dichiarandosi esplicitamente, struttura lo spazio della tela.Il suo percorso pittorico prende forma in maniera autodidatta nel 2019, ma affonda le radici in una sensibilità creativa presente da sempre. L’inizio coincide con un momento storico e umano particolare: il periodo della pandemia. In quel tempo sospeso e fragile, la pittura diventa per l’artista un luogo di resistenza interiore, uno spazio di elaborazione emotiva capace di trasformare tensioni e fragilità in energia creativa. Dipingere non è quindi un gesto decorativo o estetico, ma un processo di attraversamento del proprio vissuto. La tela diventa una soglia: un passaggio tra ciò che ferisce e ciò che rigenera.Il linguaggio dell’astrazione si rivela per Mortellaro il territorio più autentico in cui far emergere questa dimensione. Lontano dall’obbligo della rappresentazione figurativa, l’astratto le permette di restituire la natura fluida e instabile delle emozioni. Le sue composizioni non cercano di descrivere il mondo visibile, ma di tradurre vibrazioni interiori, stati d’animo, tensioni psichiche che difficilmente potrebbero trovare forma attraverso immagini riconoscibili. L’astrazione diventa così uno spazio di libertà ma anche una disciplina poetica, un campo in cui gesto e pensiero si incontrano continuamente.Le opere si caratterizzano per superfici stratificate e complesse, costruite attraverso l’uso combinato di materiali diversi: acrilici, gesso, paste materiche, collage e inserti provenienti persino da testi di matematica. Questa pluralità di elementi genera composizioni dinamiche in cui la materia non è mai neutra ma portatrice di memoria. Ogni strato diventa traccia di un tempo vissuto, segno di un processo che non si limita al momento della creazione ma conserva la memoria del gesto e dell’esperienza.La stratificazione visiva riflette così una stratificazione emotiva. Le opere sembrano costruirsi come territori in cui convivono tensioni opposte: ordine e disordine, equilibrio e vibrazione, controllo e abbandono. È proprio in questo spazio di contraddizione fertile che emerge la forza del lavoro dell’artista. Da un lato la formazione matematica suggerisce un senso di equilibrio e di struttura; dall’altro la dimensione emotiva rompe continuamente gli schemi, introducendo movimento, energia e imprevedibilità.Il gesto pittorico diventa quindi un atto che oscilla tra impulso e ascolto. L’inizio di ogni opera è spesso un’esplosione istintiva, un movimento quasi fisico attraverso cui l’emozione si riversa sulla tela. Ma a questo primo slancio segue un processo più lento e riflessivo: un dialogo con la superficie, con la materia e con ciò che progressivamente emerge dall’opera stessa. La tela non è mai passiva, ma si trasforma in interlocutrice, suggerendo pause, deviazioni e nuove direzioni.In questo processo assume un ruolo fondamentale anche il silenzio. Non un silenzio inteso come assenza, ma come spazio necessario di sospensione e ascolto. È nel momento in cui l’artista si allontana dalla tela, lasciando sedimentare il lavoro, che l’opera trova spesso il proprio equilibrio definitivo. Quando la composizione smette di assorbire energia e inizia a restituirla, allora il processo può dirsi compiuto.Le opere di Maria Paola Mortellaro nascono da un’esperienza profondamente personale, ma non rimangono chiuse in una dimensione autobiografica. La materia, i segni e le stratificazioni diventano infatti superfici aperte all’interpretazione dello spettatore. L’artista non ricerca una comprensione razionale dell’opera: ciò che desidera è piuttosto una risonanza emotiva, una vibrazione capace di attivare nello sguardo altrui memorie, sensazioni e pensieri.La pittura diventa così uno spazio di incontro tra sensibilità diverse. Ciò che nasce da un vissuto individuale si trasforma in un campo aperto in cui ognuno può riconoscere frammenti della propria esperienza.Se si volesse sintetizzare la poetica dell’artista in un’immagine, si potrebbe pensare a una formula in continua trasformazione: un’equazione instabile in cui due variabili — rigore e vibrazione — cercano costantemente un punto di equilibrio. È proprio in questa tensione dinamica che prende forma la ricerca di Maria Paola Mortellaro, una pittura capace di unire pensiero e istinto, materia e memoria, struttura e libertà.E forse è proprio qui che risiede la forza più autentica del suo lavoro: nel trasformare la complessità dell’esistenza in un campo visivo vivo, stratificato e pulsante, dove l’arte diventa, prima di tutto, un atto di conoscenza e di trasformazione.
6 mar 2026 12:51
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1. IRIS FLUIDISM nasce nel 2018 come punto di svolta radicale nel tuo percorso artistico. Ricordi il momento esatto in cui hai capito che questa visione sarebbe diventata il fulcro della tua ricerca?
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Intervista a cura di Maria Di Stasio
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