L'opera di Ivana Babic si sviluppa all'interno di un territorio poetico in cui identità, memoria e trasformazione diventano elementi di una stessa, incessante ricerca esistenziale. Il suo percorso artistico appare come un attraversamento continuo di confini: geografici, culturali e interiori. Nata a Belgrado, cresciuta tra Sarajevo e la capitale serba e residente in Italia da oltre vent'anni, l'artista porta dentro di sé una geografia complessa, fatta di appartenenze multiple e di radici che non si escludono, ma si intrecciano in una trama di significati sempre in divenire. La sua pratica creativa nasce proprio da questa condizione di attraversamento. Nelle sue opere non esiste un'identità immobile, definita una volta per tutte; al contrario, l'essere umano appare come una costruzione continua, un paesaggio in mutazione nel quale il ricordo non è semplice archivio del passato, ma materia viva che continua a modellare il presente. La memoria, nelle immagini di Ivana Babic, diviene una forza generativa, una presenza silenziosa che abita il tempo e ne trasforma costantemente la percezione. Ciò che colpisce del suo linguaggio è la capacità di muoversi in uno spazio sospeso tra reale e immaginario, tra esperienza personale e dimensione universale. Alberi, uccelli, finestre, porte, scale e maschere non sono meri elementi figurativi, ma archetipi, simboli che appartengono a un patrimonio collettivo e che l'artista rielabora per costruire una narrazione aperta, capace di accogliere le interpretazioni e le memorie di chi osserva. Le sue opere non impongono significati; piuttosto, suggeriscono, evocano, invitano all'ascolto di qualcosa che esiste al di sotto della superficie delle cose. L'albero, simbolo ricorrente nella sua ricerca, diventa emblema di questa tensione tra permanenza e trasformazione: le radici affondano nella memoria e nelle origini, mentre i rami si protendono verso il cambiamento e il futuro. Accanto ad esso compare spesso la figura dell'uccello, e in particolare del pettirosso, presenza discreta e luminosa che incarna la resilienza, la capacità di attraversare le difficoltà senza smarrire la propria luce interiore. Sono immagini che raccontano il desiderio umano di appartenere a una storia e, allo stesso tempo, di continuare a cercare nuovi orizzonti. La pratica di Ivana Babic si muove inoltre tra pittura, illustrazione e poesia, discipline che nel suo percorso non rappresentano linguaggi separati ma diverse espressioni di una stessa necessità creativa. La parola e l'immagine si inseguono, si completano e si alimentano reciprocamente, dando vita a un universo poetico in cui ogni elemento contribuisce alla costruzione di una visione complessa e stratificata della realtà. In un'epoca dominata dalla velocità, dalla sovrabbondanza di immagini e dalla frammentazione dell'esperienza, l'opera di Ivana Babic assume anche un valore profondamente contemporaneo e, in un certo senso, resistente. Le sue immagini chiedono tempo. Chiedono di essere abitate, attraversate lentamente, osservate più volte. L'artista costruisce opere che si offrono come soglie, come luoghi di incontro tra il proprio universo interiore e quello dello spettatore, lasciando volutamente aperti spazi di silenzio e di possibilità interpretativa. Ed è forse proprio qui che risiede la forza della sua ricerca: nella capacità di rendere visibile l'invisibile. Emozioni, intuizioni, ricordi e stati di coscienza trovano forma in immagini che non cercano di spiegare il mondo, ma di evocarlo. L'arte diventa così un ponte tra dimensione individuale e collettiva, un luogo in cui riconoscersi e ritrovarsi, uno spazio in cui l'essere umano può ancora sostare e interrogarsi sul mistero della propria esistenza. L'intervista che segue ci conduce all'interno di questo universo poetico e simbolico, permettendoci di comprendere più da vicino il pensiero e la sensibilità di un'artista che fa della ricerca interiore, del dialogo tra culture e della meraviglia verso l'invisibile il cuore pulsante della propria pratica creativa. In un tempo che tende a consumare rapidamente le immagini, Ivana Babic ci invita invece a rallentare, a contemplare e a riscoprire il valore profondo delle domande che abitano il nostro essere nel mondo.