Sergio Terzi Nerone "Il fuoco negli occhi" la pittura nel cuore 

Pubblicato il 15 maggio 2026 alle ore 10:14

Ci sono artisti, artisti e ancora artisti, artisti di ogni tecnica, linguaggio, espressività disparate, epoche che si alternano, colori che si miscelano, storie, stili, movimenti nuovi che scalzano quelli che sembrano obsoleti del passato e in tutta questa straordinaria esperienza che è il mondo artistico, ci sono anche narrazioni di grandi personaggi che hanno fatto la storia dell'arte quindi è giusto ricordarli, apprezzarli e soprattutto goderli, è magnifico che il grande artista che sto per andare a descrivere sia stato portato in mostra al Sud, è magnifico e mi piace pensare, immaginare il sole e il profumo di luoghi dove acqua, aria, terra e fuoco sono presenti con una energia e una positività pazzesca, ci troviamo nella storica città di Carini in provincia di Palermo e all'interno del celeberrimo  castello sono state esposte le opere dell'artista Sergio Terzi meglio noto come "Nerone" per la  retrospettiva "Nerone il fuoco negli occhi" opere 1985 - 2019 a cura di Aldo Gerbino, organizzata da Giuseppe e Giada Adria, che ha visto la presenza del sindaco Giuseppe Monteleone con gli interventi di  Giuseppe Monteleone, Massimo Midiri, Michelangelo Gruttadauria, Marcello Ciaccio, Giuseppe Gallina, Ada Maria Florena, Aldo Gerbino.
Ora vorrei e forse dovrei parlare della sua vita, delle sue esperienze, delle sue conoscenze importanti, di esse ne basterebbe solo una del mitico Ligabue per entrare nella sua anima ma pur essendo importanti date e fatti accaduti nella vita dell'artista, faccio un balzo in avanti e vi parlerò delle opere e delle mie impressioni di fronte a tale bellezza. Le ho selezionate per genere, ho scelto quelle che al mio sguardo di primo impatto mi illuminavano gli occhi e la mente, ma solo pochi attimi perché prima di entrare nel bel mezzo della sua materia, non posso fare a meno di pensare a Sergio Terzi detto "Nerone" come un uomo che abbia sofferto una vita e il sottoscritto proiettato come un lampo nel suo passato a pelle ho avvertito le sue sofferenze, vibrazioni che ho sentite addosso, un gran peso sulle spalle, tristezza negli occhi, provato pena e rispetto per un essere umano, Sergio Terzi nato nel '39 all'epoca se non si era stati benedetti dal destino gaudio la vita era molto dura, la vita a quel tempo scorreva nella sua semplicità lentamente senza gioie e privilegi, fame, privazioni, il dramma della guerra e io che adesso mi metto nei suoi panni provo strazio e comprensione, sento e piango per quel dolore patito da un uomo che miracolosamente grazie al Dio degli artisti che sicuramente esiste, in un suo eterno momento triste gli mise nel cuore la voglia, la forza e la capacità di prendere in mano dei colori ed un pennello, gli strumenti giusti  per esprimere un linguaggio non più di astio ma di bellezza e ora immaginando e ripensando alla sua prima volta che Nerone  davanti ad una tela ha incominciato a sentirsi Artista mi sento meglio e sono felice che un uomo afflitto si sia sentito finalmente libero sulla cima del mondo, ecco davanti a me le sue prime opere e parto a razzo, me lo concede il piacere di raccontare un artista e l'incanto della sua arte.
Ho suddiviso la la lettura dell'opera dell'artista in: 
Fiori, paesaggi, gli animali, astratto, scultura

"Vaso di fiori" 
Il fondo del dipinto è del color della migliore alba e del tramonto più pacato, le pennellate sono larghe, i campi sono stesi, dal fondo la pittura ci lascia respirare aria a pieni polmoni, l'artista ha preparato una base calda per accogliere la delicatezza dei fiori, eccoli nel vaso tondo, la sua pancia è robusta per contenere il grande mazzo, Nerone ha dipinto tutto di getto, nell'opera non c'è teoria, non c'è studio analitico, non è importante, non interessa all'artista, lui vuole vedere i fiori vivere, li vuole far esplodere di armonia e per dare un tocco di brio dipinge il fogliame di un verde acceso ma così acceso che mette allegria mentre qualche foglia casca lo spirito cresce in lui e in noi che assistiamo alla sua gioia.
 

 "Fiori" 
Ora davanti a me ho un'opera scura, in apparenza buia, fermi tutti invece brilla di energia, vedo l'artista che snoda, modula la pennellata da sinistra verso destra, c'è musica, c'è ritmo e noi osservatori la ammiriamo e balliamo la danza suggerita da Nerone, noi siamo felici insieme a lui, l'oscurità è data dal silenzio, in quei momenti parla solo l'immaginazione, Nerone dentro la testa ha una visione, pensa ai fiori ma li vuole rappresentare solamente come lui li sente, o meglio come il suo braccio e la sua mano muovendosi a ritmo appropriandosi dello spazio pittano il tutto con una fantastica energia, sinceramente neanche a noi importa di che tipo siano questi fiori immaginari, qualcuno vorrebbe chiedere dove sono le corolle con i petali? Dove sono i filamenti, i rami, le foglie? Questa è una bellissima astrazione a noi non resta che assistere alla creazione di una immagine affascinante ci disinteressiamo del buio e godiamo per queste tonalità dinamiche al massimo che rompono la monotonia e la tristezza, l'artista d'impeto ha fatto volare i rossi, i blu, i bianchi, poi diventa tutta una fusione cromatica anche elegante in una texture ottimale per un tessuto chic, intanto una musica invisibile di sottofondo accompagna la densità della pittura, ora Nerone ha placato la sua potenza e messa con dolcezza la sua firma in 
basso.

I PAESAGGI
"Paesaggio" 
In quest'opera l'artista ha di fronte uno spazio immenso, posto sulla collina sente l'aria che gli accarezza il volto, con pennellate dense e sicure inizia il quadro dal cielo, le nuvole lo affascinano, lo fanno sognare, vorrebbe salirci sopra e su quei batuffoli volare, insieme ad esse inseguire il vento e poi volteggiare e poi dimenticare così con la mente che non avverta dolore ma gioia che poi trasmette alle montagne, le pitta vere, vive, le curva, il braccio spazia con il pennello in mano, artisti più esperti invidierebbero quella libertà d'azione e lui Nerone in quel momento è solo con tutto l'universo, e allora ora è ora di rimettere i piedi a terra, divide l'opera in due e scende a valle, il prato si tinge di verde di arancio, lo stende unito con una pennellata lunga, vorrebbe far uscire la natura dalla tela, l'acqua del bacino scorre che è una bellezza che rinfresca la sua bocca, quindi delimita la sponda con una fila di alberi dal bosco, li colora di quel verde che tutti conosciamo e che profuma di pulito, poi con tanti tocchi svelti, solo tre colori il giallo, il rosso e l'arancio Nerone ha avvicinato il tutto a sé stesso, vuole sentire sul suo petto l'amore della natura, si sente protetto, la sente amica è di questo che l'artista ha bisogno, alzi la mano chi non è consapevole della grande importanza di questi scorci.

"Paesaggio" 
Questa è un'opera che mi ha da subito stupito per la bellezza, per l'energia diffusa e per un materico intenso, bello a vedersi, bello a respirarlo ebbene si, vedere quest'opera significa entrare nel vivo della scena per sentire tutto d'un fiato con tante pennellate a tatto vigorose quindi tutto lo spazio del quadro manifesta la potenza espressiva dell'Artista in un coinvolgimento obbligato di un piacere immenso, di fronte a quest'opera si prova tutto l'amore per la vita e il privilegio di assistere a questi spettacoli, il cielo rosso che sfuma in tutte le tonalità dal giallo all'arancio esplode di bellezza e di vitalità, uelà l'artista nella realizzazione ha gonfiato i muscoli e aperto il cuore, i suoi occhi come saette hanno illuminato la mente e sulla tela è scesa di lui la forza e la genialità, il tutto senza fronzoli, senza perdere tempo, tutto è vissuto sul momento, noi osservatori non possiamo distrarci siamo di fronte a qualcosa che può farci sognare e godere ma anche riflettere, in basso al centro una architettura spirituale, unico accenno in tutta l'opera alla attività determinata da esseri umani, in tutta la baraonda cromatica l'artista dichiara la nostra inferiorità di fronte alla natura, siamo piccoli, tremendamente piccoli di fronte all'immensità dell'universo e Nerone ci offre con fervore la risposta giusta.

Paesaggio "Tramonto nella foresta"
In quest'opera l'artista miscela il sogno alla realtà, l'immaginazione di Nerone fluttua libera nell'aria incondizionata, nulla la frena, nessun ostacolo per un pittore che è un tutt'uno con la materia, la tela e la sua inventiva gli sono amici fedeli, anche in questo caso la mano dipinge ciò che la fantasia come un dolce melodia gli ispira, davanti all'uomo ci sono forse fantasmi che Nerone non può ignorare ma di fronte ad essi  ormai da tempo vi ha trovato la soluzione grazie al linguaggio dell'arte ed è allora che il bravo artista inizia a cantare che non vuol dire rassegnarsi al dolore di un ricordo, l'artista canta a colori con la propria manualità per alleviare la sofferenza, la maschera, gli da una forma, l'annienta con la tinta data di getto, usa l'eleganza del segno, il pennello canta insieme al poeta pittore e qui ora vediamo un paesaggio che ha il sapore della serenità la stessa che l'autore ha provato nella sua realizzazione, solo i fusti degli alberi che spiccano imperiosi dall'immagine hanno il sentore di un qualcosa che all'autore duole eppure noi insieme a lui viviamo e godiamo per la sua reazione, il pittore ha legato, ha reso influenti quegli alti tronchi, una foresta ha immobilizzato la paura, ora resa dall'artista inoffensiva, Nerone e la natura ha vinto, nessuno può cancellare il passato ma la vita e la sua bellezza sono più forti di ogni dolore.

GLI ANIMALI
Il gallo nella foresta
La prima connessione con quest'opera è ancora una volta vibrante di emozione e di illuminazione, la luce abbagliante ti avvolge e la tavolozza dell'artista così cromaticamente densa e viva ti coinvolge in una scena per la quale non ci domandiamo cosa ci possa fare un gallo in una foresta e non ci chiediamo dove porti all'orizzonte quella strada giallo cromo al centro, non ci interessa sapere che ora del giorno sia e dove sia posta questa ambientazione, a noi di questo pittore piace l'azione e più le guardo (le sue opere) e più provo piacere fisico, provo anche benessere al pensiero dell'artista che condivide con noi osservatori la propria stasi quasi surreale e noi intanto viaggiamo con lui, con la sua fantasia, ci facciamo accompagnare nel suo viaggio in un luogo ignoto eppure grazie alla magia dell'arte ci pare di sentire lo svolazzo delle ali del gallo, avvertiamo il suo zampettio sul prato e tra gli arbusti, come un delicato sussulto ci accarezza il vento che smuove le fronde degli alberi, e poi le nuvole che grazie al segno incisivo nel blu del cielo fluttuando simboleggiano lo scorrere del tempo, il tempo che passa però sigillato dall'artista e dalla sua forza che ha donato a noi osservatori la conferma della universalità e della immortalità dell'arte.

Cico
Ecco ancora un'opera nella quale l'artista ha rappresentato un animale in questo caso un grande cane ma prima di entrare nel dettaglio vorrei aprire una parentesi relativa alla firma, in ogni opera di Sergio Terzi detto Nerone la firma "Nerone" ha una sua precisa caratteristica e connotazione, la firma è di una non piccola dimensione, la scrittura è in apparenza infantile, la firma stacca dall'opera ed è facilmente riconoscibile ma soprattutto è tracciata con un solo segno, un tratto armonico, lineare, continuo senza esitazioni o incertezze, un segno che si adatta e si intona perfettamente con l'opera che l'artista dopo aver firmato con quella calligrafia pulita a completamento termina il suo lavoro, ora chiusa questa doverosa parentesi ci troviamo di fronte ad un grande cane in primo piano, è visto di profilo, non è aggressivo e visibilmente, realmente, amorevolmente ne ricaviamo l'impressione che sia senza ombra di dubbio il migliore amico dell'uomo e ce lo dice di esso il suo sguardo, il suo incedere lentamente e in questa immagine Nerone per sottolineare una delicata atmosfera di quiete ha utilizzato solamente tre tonalità come sua abitudine non statiche, quindi il marrone, il bianco, la scala dei verdi e dei celesti stanno rappresentando un momento di distensione nella quale l'amore per la natura e per gli animali da parte dell'artista prevale su ogni cosa, su ogni pensiero, su ogni questione, stop in quell'istante il miglior amico dell'uomo gli è vicino e Nerone si sente tranquillo e noi con lui.

GLI ASTRATTI
Con gli astratti Nerone evolve il proprio linguaggio, sarà per il profumo dello smalto, sarà per la consistenza fisica, sarà per via di una scorrevolezza elastica della materia ma il passaggio all'astrattismo è spontaneo, il feeling immediato. Astratto è libertà e l'acrilico industriale può esser stato il partener ideale per l'artista, secondo me scusate se insisto su questo fattore ma credo che il profumo intenso e caratteristico dei nuovi prodotti utilizzati abbia esercitato sull'artista un fascino così intimo da eccitare la propria immaginazione, inoltre vorrei anche aggiungere che l'idea di sperimentare una nuova modalità lo abbia portato a gettarsi con entusiasmo in questa nuova avventura.
 

"Senza titolo 1"
In quest'opera apparentemente c'è improvvisazione, in realtà Nerone ha le idee chiare, la tinta è dalla sua parte, sta per scegliere l'attimo giusto per iniziare, socchiude gli occhi, nella mente gli appare l'immensità e in essa affiorano i soliti incubi, ma basta un attimo, la mano è sicura, la materia gli è fedele, il profumo del colore che sa d'asfalto e che lui respira  lo tiene sveglio, il gesto è rapido, spontaneo, l'opera parte dall'alto verso il basso, sull'apice c'è il boato dell'energia prorompente, il cuore del pittore sussulta, sorride al primo tocco con il supporto, poi mescola il rosso, il giallo, il nero, il dripping è tenue ma equilibrato perché Nerone guida la materia e la materia si lascia guidare dall'artista, tutto è funzionale, tutto è armonia, è pace fatta con l'esistenza, e ora per l'artista che ha trovato una nuova dimensione avanti con un altro tuffo nella profonda essenza  dell'informale. 

"Senza titolo 2"
In quest'astratto Nerone ha utilizzato solo due toni, il nero di fondo e un bianco sporco che ha posto sul colore della notte più buia ancora fresca, tra esse c'è stata fusione immediata, il pittore ha d'istinto orientato le sfumature a creare una massa dinamica e allo stesso armonica, in quest'opera Nerone poteva utilizzare più tonalità di diverse gradazioni tutte insieme, poteva furbamente far esplodere la tela di vivacità e invece come in un affascinante ballo a due ha danzato in solitaria per vivere questo momento in completa e concentrata sintonia, a Nerone non interessava il colpo cromatico ad effetto, ma voleva solo assaporare lui e noi con lui la sensazione di solitudine che poi non è sempre così brutta perché anche in mancanza di altri elementi l'immaginazione colma molti spazi e così Nerone con l'astrattismo ha iniziato a navigare per mondi inesplorati ma immancabilmente pieni di amore, amore? Sì glielo lo leggiamo ancora una volta nella firma.

 

LA SCULTURA
Nella scultura di Sergio Terzi detto Nerone c'è lavoro, c'è manualità, mestiere, fatica e dolore, purtroppo tanto dolore e la materia utilizzata diventa filo spinato, diventa corpo bollente, le sue mani plasmando la terracotta e poi lavorando il metallo fuso avvertono la stessa sofferenza di chi è morto in croce, Nerone nelle sue sculture costruisce e materializza le brutture del mondo ma non per intimorirci ma per permetterci di aprire i nostri cuori alla bellezza.

"La fame nel mondo"
Solo chi ha patito e sofferto la vera fame può immaginare il significato della mancanza quotidiana di sostentamento, la mancanza di cibo ti abbruttisce, ti impoverisce nel fisico, nel morale e perfino nell'amor proprio, la mancanza di cibo è assai triste quindi a parole sembra facile risolvere la questione ma l'aspetto più truce è che nel mondo c'è chi ha troppo e chi non ha nulla, il discorso si ampia e il nostro Nerone era ben consapevole di queste ingiustizie e del fatto che esistono persone che il fato le aveva poste, loro innocenti, nel luogo e nel momento sbagliato, questa scultura bronzea a differenza della pittura puoi girargli intorno la puoi vedere da diverse angolazioni, forse anche toccarla con mano, l'opera d'arte scolpita ha un linguaggio assai diretto, qui l'artista ha modellato delle forme drammaticamente informi, non le ha lasciate urlare dalla rabbia di fame o dalla disperazione, sembrano immobili, in una astrazione formale perse nel proprio destino avverso, guardandole si può provare pietà e chiedersi il perché, che sia stato questo il volere dell'artista? Io penso di sì, Nerone non voleva mostrarci solamente il significato della privazione ma darci l'opportunità di riflettere e di modificare i nostri comportamenti assurdi.
Concludo questa mia interpretazione dell'artista Sergio Terzi che amichevolmente chiamerò Nerone perché nell'entrare nella sua arte e di conseguenza nel suo pensiero è un po' come averlo incontrato di persona e condiviso i suoi drammi e le sue gioie, mi sono limitato ad osservare la sua arte pittorica e scultorea ma ad onor del vero l'artista è stato anche un buon scrittore.

 

Scorrendo le pagine web dell'Archivio ufficiale dell'artista Emiliano tra i tanti un dettaglio mi è particolarmente piaciuto "La sua storia. La nostra storia. Hai conosciuto Nerone e vuoi raccontarci la tua esperienza? Contattaci". E' bellissimo da parte dei curatori dell'archivio voler coinvolgere chiunque abbia avuto modo di conoscere Nerone e offrire la propria testimonianza storica, una iniziativa che ha un dolce sapore di vicinanza di amicizia e di rispetto nei confronti di un grande artista.

https://www.archiviosergioterzinerone.com/archivio

 

 

La mostra inaugurata l'8 Maggio 2026 a Carini (Palermo) presso il Castello La Grua - Talamanca ex chiostro dei Carmelitani, vedrà la sua conclusione l'8 Luglio 2026.
Sergio Terzi detto Nerone dovunque sarà ringrazierà tutti coloro che lo hanno ammirato.

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