Anna De Rosa: creatività come necessità, arte come responsabilità

Pubblicato il 12 gennaio 2026 alle ore 10:09

Intervista a cura di Maria Di Stasio


Il percorso di Anna De Rosa attraversa linguaggi, epoche e forme espressive senza mai perdere coerenza: scrittura, pittura, cinema, organizzazione culturale e impegno sociale convivono in una visione unitaria, guidata dall’interiorità e da un profondo senso etico dell’arte.


Autrice e pittrice, organizzatrice di eventi culturali di qualità e non profit, Anna De Rosa ha costruito negli anni un cammino fatto di studio continuo, formazione permanente e pratica quotidiana della creazione. Dall’esperienza decennale come direttore artistico del Cinema Augusteo di Salerno — dove ha curato programmazioni, incontri e relazioni con importanti protagonisti del cinema italiano — fino alle numerose esposizioni nazionali e internazionali, il suo lavoro si è sempre mosso tra ricerca, comunicazione e ascolto del pubblico.


La sua pittura, realizzata anche attraverso l’uso di cosmetici riciclati su supporti di fortuna, diventa gesto simbolico e politico: un atto di responsabilità verso l’ambiente e un invito a riconoscere valore e bellezza anche in ciò che viene scartato. Scrivere e dipingere, per lei, non sono mai un esercizio estetico fine a se stesso, ma forme di meditazione, strumenti di conoscenza e veicoli di emozione autentica.
In questa intervista, Anna De Rosa racconta il suo percorso senza filtri: l’importanza dello studio e della gavetta, il rapporto con il successo e con il riconoscimento pubblico, la dimensione sociale dell’arte e il dialogo con culture diverse.

Ne emerge il ritratto di un’artista che non cerca premi, ma verità; non applausi, ma comunicazione; non visibilità, ma senso.
Un viaggio dentro un’idea di arte come atto necessario, quotidiano e profondamente umano.

1 La creatività ti accompagna fin dall’infanzia: quando hai capito che l’arte non sarebbe stata solo una passione, ma una vera necessità di vita?

La creatività , il bisogno del bello sono essenze che abbiamo dentro fin da bambini , se ce li ‘smorzano’ li perdiamo, se ci ‘sollecitano’ a disegnare a leggere ce ne innamoriamo ed esprimiamo la profonda gioia e soddisfazione che deriva dal riconoscere la propria capacità creativa e dal poter creare qualcosa di vero e significativo ogni giorno, trovando in questa attività una felicità superiore a ogni altra cosa. È un riconoscimento dell'importanza della creazione autentica e della gratificazione che ci dona. Il talento poi è un dono che va coltivato , io non ho mai scarabocchiato ho sempre disegnato guardando bene il reale.Io ho sempre stimolato i miei figli, lo faccio con i nipoti e con gli allievi dei laboratori d’arte che curo.

2 Nel tuo percorso hai attraversato scrittura, pittura, cinema e organizzazione culturale: in che modo queste esperienze continuano a influenzarsi tra loro oggi?

Da grande volevo diventare o scrittrice e lo sono o pittrice e lo sono o missionaria e mi occupo di sociale volontariato ,associazionismo, riciclo , salvaguardia del pianeta. Quando organizzo un evento ci sono tutti questi elementi e oggi sono impegnata nel sociale attraverso il volontariato, l'associazionismo e iniziative di riciclo e salvaguardia del pianeta sempre in Arte. Mi ripeto quando organizzo un evento, combino tutti questi elementi per creare qualcosa di significativo e sostenibile e di intrattenimento.

3 Dal 1998 al 2010 sei stata direttore artistico del Cinema Augusteo di Salerno: cosa ti ha lasciato quell’esperienza nel rapporto con il pubblico e con il linguaggio cinematografico?

L'esperienza come direttore artistico del Cinema Augusteo di Salerno dal 1998 al 2010 mi ha lasciato un ricordo molto significativo, sia dal punto di vista del rapporto con il pubblico che del mio percorso nel linguaggio cinematografico. Innanzitutto, mi ha insegnato l'importanza di conoscere e ascoltare le aspettative degli spettatori, di creare rassegne che stimolassero la curiosità e l'amore per il cinema, ma anche di valorizzare il patrimonio cinematografico locale ( invitando registi del territorio)e internazionale.

Lavorare a stretto contatto con il pubblico mi ha permesso di capire più profondamente le loro emozioni e reazioni, rafforzando il mio senso di responsabilità nel proporre film che potessero emozionare, far riflettere e creare un senso di comunità. Dal punto di vista del linguaggio cinematografico, questa esperienza mi ha arricchito con una maggiore consapevolezza delle sfumature narrative, stilistiche e culturali, affinando il mio gusto e la capacità di selezionare le proiezioni più significative.

Quell’esperienza mi ha regalato una visione più profonda del cinema come arte e come mezzo di comunicazione, non solo intrattenimento, e ha rafforzato il mio sapere su questa meravigliosa forma d’arte.

4 Hai sempre investito molto nella formazione continua: quanto è importante, per te, continuare a studiare e aggiornarsi anche dopo anni di carriera?

Per me, la formazione continua è fondamentale, indipendentemente dagli anni di esperienza. Il mondo cambia rapidamente, e mantenersi aggiornati permette di offrire sempre il meglio, di crescere

professionalmente e di affrontare le nuove sfide con competenza e sicurezza. Investire nel proprio aggiornamento è un modo per restare motivati, innovativi e competitivi, e credo che sia un impegno che porta benefici sia a livello personale che professionale.

5 La scelta di utilizzare cosmetici riciclati come colori è molto forte e identitaria: come nasce questa idea e che messaggio vuoi trasmettere attraverso questo materiale?

La scelta di utilizzare cosmetici riciclati come colori nasce dalla volontà di promuovere un approccio più sostenibile e consapevole all'arte e alla bellezza. Volevo evidenziare l'importanza di riutilizzare materiali che altrimenti verrebbero considerati scarti, trasformandoli in qualcosa di creativo e significativo. Con questa idea, desidero trasmettere un messaggio di rispetto per l'ambiente e di responsabilità sociale, dimostrando che anche gli oggetti più semplici e apparentemente inutili possono avere un valore estetico e simbolico se reinterpretati con attenzione e sensibilità. In questo modo, spero di ispirare altre persone a riflettere sull'impatto delle proprie scelte quotidiane e a vedere il potenziale nascosto negli oggetti che spesso scartiamo.

6 Le tue opere sono state esposte in numerosi contesti internazionali: cosa cambia, se cambia, quando il tuo lavoro dialoga con culture e pubblici così diversi?

Le mie opere, quando vengono esposte in contesti internazionali, assumono una nuova dimensione e un significato importante per il mio curriculum di artista ,lo rendono più vivo e dinamico, il mio lavoro si trasforma in un ponte tra differenze, contribuendo a creare momenti di comprensione e riflessione condivisa.Nessuno è profesta in patria è vero ! fuori ho avuto un riscontro positivo, mi hanno invitato a collettive sul riciclo pagandomi tutte le spese! E ho vinto premi inaspettati a Biennali estere…

7 Hai spesso definito scrittura e pittura come forme di meditazione: come nasce concretamente un’opera e che ruolo ha l’interiorità nel processo creativo?

La scrittura e la pittura, per me, sono forme di meditazione perché permettono di entrare in contatto profondo con se stessi, di esplorare emozioni e pensieri nascosti senza giudizio. La nascita di un’opera concreta avviene spesso in modo spontaneo e liberatorio , come un flusso che si manifesta quando lascio che la mia interiorità si esprima liberamente. Durante il processo creativo, ascolto attentamente le mie sensazioni, i miei stati d’animo e le intuizioni, che guidano le scelte tecniche e tematiche. L’interiorità ha un ruolo fondamentale: diventa la fonte di ispirazione, il motore che alimenta la mia creatività e che, attraverso l’atto di creare, mi permette di conoscere e comprendere meglio me stessa le mie riflessioni il mio pensiero. In questo modo, l’opera diventa non solo un’espressione esterna, ma anche un viaggio interiore di scoperta e di trasformazione.

8 Hai ricevuto premi importanti sia per la scrittura che per la pittura: che rapporto hai con il riconoscimento pubblico e con il concetto di successo?

Il successo , il riconoscimento l’apprezzamento lusingano ma l’umiltà è la mia migliore consigliera e mi porta a fare sempre meglio e a ringraziare con gratitudine… non cerco premi ma giusta comunicazione della mia autenticità.

9 L’organizzazione di eventi culturali non profit è una costante del tuo percorso: quanto senti oggi la responsabilità sociale dell’artista?

Per me e lo faccio da sempre come volontaria , l'organizzazione di eventi culturali non profit rappresenta un modo per contribuire alla diffusione della cultura e al benessere della comunità. Sentire la responsabilità sociale dell'artista oggi significa riconoscere il ruolo che l'arte può avere nel promuovere valori, sensibilizzare su temi sociali e creare un impatto positivo sulla società. È importante che gli artisti siano consapevoli del loro potere e delle loro responsabilità, contribuendo con il loro talento a costruire un mondo più inclusivo e consapevole.

10. Guardando al tuo lungo cammino creativo, cosa senti di voler trasmettere alle nuove generazioni di artisti?

Fondamentale è lo studio e la gavetta… Nel mio lungo percorso creativo, ho imparato che lo studio continuo e la gavetta sono fondamentali. Vorrei trasmettere alle nuove generazioni di artisti l'importanza di dedicarsi con passione e impegno, di crederci e di essere disposti a lavorare duramente per affinare le proprie capacità non solo nel mondo dell’arte. Solo attraverso la perseveranza e l'apprendimento continuo si può davvero sviluppare una propria voce autentica e significativa nel mondo, nell'arte.


L’incontro con Anna De Rosa restituisce il ritratto di un’artista per la quale la creatività non è mai stata un gesto occasionale, ma una pratica quotidiana, consapevole e responsabile. Nel suo racconto emergono con chiarezza il valore dello studio, della formazione continua e della gavetta, elementi imprescindibili per costruire una voce autentica e duratura.
La sua arte — che si esprime attraverso la scrittura, la pittura e l’impegno culturale — si nutre di interiorità, ma guarda costantemente al mondo, alla comunità, all’ambiente. L’uso di materiali riciclati, l’organizzazione di eventi non profit, il dialogo con pubblici diversi e internazionali confermano una visione dell’arte come strumento di comunicazione, responsabilità e trasformazione.
Lontana da ogni ricerca di consenso facile, Anna De Rosa continua a scegliere la strada dell’autenticità, della coerenza e del lavoro silenzioso, lasciando che siano le opere e le azioni a parlare. Un percorso che non si chiude, ma resta aperto, come invito alle nuove generazioni: credere nel proprio talento, coltivarlo con disciplina e usarlo per dare senso, non solo forma, al mondo.

 

 

 

Maria Di Stasio

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