Adriano Valerio De Andreis: L'Anima Geometrica tra Tecnica e Luce

Pubblicato il 30 giugno 2026 alle ore 11:55

  “Notte in hotel, acrilico su tela


Biografia e Percorso Umano

​Nato a Sanremo nel 1962 e residente a Badalucco, in provincia di Imperia, Adriano Valerio De Andreis è una figura singolare nel panorama dell’arte contemporanea. La sua parabola esistenziale è caratterizzata da una felice dualità: per anni ha coniugato con dedizione la carriera di tecnico presso una centrale idroelettrica con una vocazione artistica viscerale. Autodidatta, De Andreis ha saputo trasformare questa sintesi in una cifra stilistica distintiva, dove il rigore strutturale dell’ingegneria si fonde con la libertà sconfinata della creatività. Sebbene la sua ricerca artistica sia stata costante nel tempo, è a partire dal 2024 che l’artista ha intrapreso un intenso percorso espositivo, consolidando rapidamente la sua presenza sulla scena nazionale e internazionale.

​Poetica e Cifra Stilistica

​La cifra stilistica di De Andreis nasce da un’osservazione meticolosa del reale. I suoi viaggi, compiuti in un costante moto di esplorazione, fungono da taccuino mnemonico: le immagini che lo colpiscono emotivamente vengono fissate come scatti fotografici per essere poi trasposte sulla tela. Il suo linguaggio è definibile come un’astrazione realistica, scevra da accademismi, in cui forme geometriche e cromatismi accesi dialogano in un mosaico dinamico.

​Definito talvolta "il mago del colore", l’artista predilige tonalità che esprimono vitalità e positività, conferendo alle opere una luce magnetica. Un aspetto peculiare della sua poetica è l’assenza deliberata di figure umane nelle scene di vita quotidiana: questa scelta conferisce al luogo la dignità di protagonista assoluto, preservando un silenzio magico e sereno che invita l’osservatore a una libera interpretazione. Come testimoniato dalle sue opere, che traggono ispirazione sia dalla precisione tecnologica che dalla bellezza organica della natura, il suo è un vero e proprio "dialogo emotivo" con il mondo.

​Esposizioni e Riconoscimenti

​Il percorso espositivo dell’artista, iniziato con continuità nel 2024, è estremamente denso e prestigioso. In Italia, ha partecipato a numerose rassegne in località come Badalucco, Imperia, Savona, Gualtieri (dove ha ricevuto un premio a Palazzo Greppi), Anacapri, Genova, Bra, Celle Ligure, Mantova, Roma, Parma, Rovigo e Varallo. Tra i traguardi del 2025 spiccano la collaborazione con la Fondazione Carlo Rambaldi e il riconoscimento al Premio Internazionale "Le Ali" a Massa Carrara.

​Il respiro internazionale del suo lavoro è confermato da esposizioni a Parigi, New York e, più recentemente, al Museo del Mar di Alicante e in Spagna, a Barcellona. La sua figura si è distinta anche nel Panorama International Literature Festival del 2025.

​Contributo Critico ed Editoriale

​L'autorevolezza del lavoro di De Andreis è supportata da un’importante attività editoriale e critica. È presente nel volume Neomodernità di Andrea Domenico Taricco e nel settimo volume di storia dell'arte curato dal professor Rosario Pinto. La sua produzione artistica è al centro del progetto narrativo Le storie colorate, realizzato con il giornalista Walter Festuccia, di cui è prevista l'uscita del secondo tomo. Il suo nome compare, inoltre, nell’Agenda degli Artisti 2026 della Libreria Bocca di Milano e nel Catalogo dell'Arte Moderna (CAM) Mondadori, numero 61, con una presenza già confermata per l'edizione 62 del 2027.

​Umile e profondamente legato alle proprie radici (che emergono in opere dedicate a Boccadasse, Cadaqués e al torrente Argentina), Adriano Valerio De Andreis continua la sua evoluzione, ricordandoci attraverso pennellate audaci e dinamiche che la creatività è un confine sempre da valicare.

Esame Critico delle Opere

 

L'opera "Il custode delle anime" di Adriano Valerio De Andreis, si presenta come una composizione vibrante e profondamente suggestiva che invita lo spettatore a un viaggio sospeso tra il reale e l'onirico. Il titolo stesso carica l'immagine di un forte valore simbolico, dove il tucano, posto centralmente, agisce come una sentinella silenziosa: richiamando antiche tradizioni in cui gli uccelli fungono da mediatori tra il mondo terreno e quello spirituale, la sua presenza fissa e ieratica suggerisce che egli stia sorvegliando il passaggio verso la maestosa piramide che svetta sullo sfondo. La struttura del dipinto crea un affascinante contrasto tra la giungla, resa con forme sinuose e colori saturi che rappresentano una vita primordiale in perenne movimento, e la piramide a gradoni, che invece evoca civiltà perdute e un senso di staticità eterna, il tutto immerso in una dimensione cosmica suggerita dai dischi planetari in alto. L'uso del colore, audace e quasi fauvista, distorce la realtà per privilegiare l'emozione: la vegetazione non segue i colori naturali ma esplode in tonalità di blu elettrico, viola e rosso, conferendo all'ambiente un'atmosfera magica e quasi allucinatoria. Questo approccio ricorda le atmosfere esotiche e trasfigurate di Henri Rousseau, ma reinterpretate con un linguaggio contemporaneo più fluido e vicino a un decorativismo narrativo che si ricollega, per l'intensità simbolica della natura, alla tradizione pittorica latino-americana di artisti come Frida Kahlo. In definitiva, l'opera si inserisce in un filone di Realismo Magico o Neo-Simbolismo, trasformando il paesaggio in una visione interiore che cerca di riconnettere l'osservatore con una spiritualità ancestrale mediata dal mondo naturale.

                                                                                                                                          “Il custode delle anime, acrilico su tela

 

La mossa della torre" ,è un'opera che riesce a catturare l'attenzione creando un affascinante cortocircuito tra la realtà rassicurante di un borgo mediterraneo e l'irruzione del surreale. L'impianto compositivo si articola come una veduta classica che viene però improvvisamente sovvertita dall'inserimento, al centro della baia, di una gigantesca scacchiera che emerge dalle acque, sulla quale svetta una torre di dimensioni monumentali. Questa scelta artistica non è solo un esercizio estetico, ma agisce come una sorta di incantesimo metafisico che sospende il tempo: l'antichità delle costruzioni in primo piano viene chiamata in causa dal gioco, trasformando l'intero paesaggio in un teatro silente dove sembra stia per compiersi una mossa decisiva. Storicamente, il dipinto si inserisce con forza nel solco della tradizione metafisica e surrealista, richiamando immediatamente le atmosfere rarefatte e i fondali teatrali di Giorgio de Chirico, nonché la poetica di René Magritte, capace di decontestualizzare oggetti quotidiani per caricarli di nuovi significati simbolici. In questo dialogo artistico, l'opera di De Andreis si arricchisce anche di un richiamo all'interesse per la geometria e l'architettura fantastica, restituendo allo spettatore un'immagine in cui il reale e l'immaginifico convivono in un equilibrio delicato e affascinante.

         “La mossa della torre, acrilico su tela

 

Le opere di Adriano Valerio De Andreis, The Shining Door e Papillons rappresentano un’interessante esplorazione del linguaggio astratto-geometrico, caratterizzata da una sintesi formale netta e da una tavolozza cromatica vivace. In “ The Shining Door”, la composizione è governata da una prospettiva architettonica che converge verso un punto centrale, identificabile in un portale stilizzato, dove la frammentazione dello spazio in triangoli e rettangoli crea un senso di profondità e di emissione luminosa. Al contrario,  in “Papillons”, l’ artista adotta un approccio più lirico e decorativo, in cui la sovrapposizione di forme geometriche e simboli astratti, richiamano la leggerezza delle farfalle, generando un ritmo visivo dinamico e un equilibrio più fluido tra forme organiche e costrutti astratti. Il lavoro di De Andreis si inserisce idealmente nel solco dell’astrattismo del Novecento, richiamando la razionalità geometrica della scuola del Bauhaus, come le opere di Oskar Schlemmer o le fasi mature di Wassily Kandinsky, dove la forma pura diventa protagonista. La struttura prospettica di “The Shining Door” evoca inoltre la sintesi cubista e la tensione dinamica tipica del futurismo, mentre la brillantezza cromatica e la musicalità delle forme di “Papillons” ricordano il genere di Robert Delaunay. Sebbene l’artista utilizzi una tavolozza cromatica più estesa rispetto al rigore del neoplasticismo di Piet Mondrian, la ricerca di un ordine geometrico sottostante alla realtà rimane un punto di contatto fondamentale con queste avanguardie storiche. In definitiva, De Andreis utilizza un codice visivo basato su ritmo, colore e semplificazione formale per interpretare, a seconda dell’opera, l’architettura del mondo o le dinamiche della natura.

“The Shining Door, acrilico su tela”                  

“ Papillon, acrilico su tela”

 

Attraverso le opere esaminate, emerge con chiarezza lo stile  di Adriano Valerio De Andreis: un artista capace di muoversi agilmente tra il rigore della geometria e l’indomabile vitalità dell’inconscio. Dalle visioni oniriche del Custode delle anime, dove il realismo magico si fa specchio di una spiritualità ancestrale, fino alle architetture metafisiche de La mossa della torre, De Andreis non si limita a rappresentare il mondo, ma diventa “costruttore”  secondo una logica interiore personale.

​La sua transizione verso le astrazioni formali di The Shining Door e Papillons conferma una maturità espressiva che non teme il confronto con i grandi maestri del Novecento (da Kandinsky a De Chirico).  In ogni pennellata, l'artista costruisce un ponte tra il visibile e l’invisibile, trasformando la tela in uno spazio in cui il tempo si ferma e lo spettatore è invitato a interrogarsi sulla natura stessa del reale.

​In definitiva, l’opera di De Andreis si pone come una sfida all’occhio contemporaneo, troppo spesso abituato a una visione superficiale e frammentata. L'artista ci ricorda che l'arte non è solo estetica, ma un atto di riconnessione profonda: egli non dipinge semplicemente ciò che vede, ma ciò che avverte come essenziale. Attraverso una sintesi sapiente tra rigore costruttivo e libertà lirica, De Andreis non solo omaggia le avanguardie storiche, ma le proietta nel futuro, indicandoci che, anche in un'epoca dominata dalla velocità e dal virtuale, la pittura rimane la medicina più potente per abitare il mistero e dare forma ai nostri sogni più lucidi.

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DOTT. LUISA ZINNA

ARTE , MUSICA, SPETTACOLO

 

                       

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