LA PIAZZETTA DEL GRANDE ARCHIVIO: UN PALINSESTO RITROVATO
Arte contemporanea e memoria storica nella Chiesa Stella Maris di Napoli - Rassegna Charm Of Art, 7-12 settembre 2026
Per chi conosce Napoli oltre la sua superficie, sa che la storia non si visita, si attraversa. Non c'è luogo più emblematico di questo attraversamento della Piazzetta del Grande Archivio.
Il viaggio all’interno del Monastero dei Santi Severino e Sossio, sede dell’Archivio di Stato di Napoli, inizia da questo slargo che è esso stesso un manufatto storico, sul quale è collocato l'ingresso principale all'Istituto.
La piazzetta è figlia del Risanamento. La sua creazione rientra nell'ambito dei lavori di bonifica delle aree situate ad est dell'Archivio, attuati nei primi anni del XX secolo. L'intervento comportò la sostituzione delle strade strette e tortuose preesistenti con nuovi tracciati, ampi e diritti, e fu stimolato da una campagna pubblica a favore del recupero del grande monastero benedettino, che versava in uno stato di grave abbandono e degrado.
Sin dalla seconda metà dell'Ottocento, numerose autorevoli voci si erano levate per richiedere un'entrata più dignitosa per l'edificio: diversi progetti furono avviati e poi bloccati, finché lo scopo non fu raggiunto, sfruttando la scia lunga dei lavori del Risanamento, che inclusero l'abbattimento della cortina orientale dell'angusto vico Pensieri, divenuto poi via del Grande Archivio.
Oggi lo spazio è delimitato dal complesso monastico, da edifici residenziali degli inizi del Novecento recentemente ristrutturati e da una piccola architettura dal destino interrotto: la chiesetta di Santa Maria Stella Maris. Al centro della piazza è stata ricomposta nel 1903 la fontana della Sellaria, recentemente restaurata.
La chiesa sostituisce quella sita presso il vico Vacca, demolita nel XIX secolo, che ospitava dal 1561 la congrega dei venditori di ferri, nonché, da fine del XVII secolo, quella dei Tavernari e, dalla metà del XVIII secolo, quella dei Caciolii. L'odierno edificio, eretto nel 1907, fu sede della Reale Arciconfraternita di Santa Maria Stella Maris e San Biagio dei Caciolii, come attesta l'iscrizione del portale. Caratterizzato da un campaniletto a punta di diamante con piccole monofore e sottostanti bifore di dimensioni maggiori, l'edificio è chiuso al culto da numerosi decenni, adibito a deposito, in pessimo stato di conservazione. Solo di recente l'associazione I Sedili di Napoli ha iniziato un percorso di risanamento e restauro facendo leva sulle donazioni della comunità e associazioni culturali affiliate.
È in questo contesto sospeso tra oblio e rinascita che si è inserita l'azione di Charm Of Art.
La Rassegna: Un Dialogo Necessario tra Passato e Presente
Si è conclusa sabato 12 settembre 2026, nella suggestiva cornice della Chiesa Stella Maris, la prestigiosa rassegna di arte contemporanea promossa da Charm Of Art, ospitata dal 7 al 12 settembre.
Sei giorni dedicati all’arte, alla creatività e alla condivisione che hanno trasformato un luogo di oblio in un luogo di incontro, riflessione e bellezza. La scelta della Chiesa Stella Maris ha aggiunto ulteriore valore alla manifestazione. Lo spazio storico di Piazzetta del Grande Archivio ha offerto una cornice capace di mettere in relazione la memoria e il patrimonio della città con le espressioni artistiche contemporanee.
La scelta curatoriale ha avuto un duplice e consapevole obiettivo, come sottolineato dalla direzione artistica: aumentare la visibilità di questo gioiello rinascimentale e contribuire concretamente al suo restauro. Ogni evento in questo spazio si configura come un atto di riaccensione di un monumento che ha vissuto diversi periodi di decadimento e chiusure, un'azione di salvaguardia di un bene culturale che appartiene non solo ai napoletani ma a tutti gli italiani.
Critica d'Arte: Oltre il Visibile. Un Viaggio tra Luce e Ombra alla Stella Maris di Napoli
di Dr.ssa Luisa Zinna - Arte musica & spettacolo
Napoli, città di contrasti e di luce abbagliante, accoglie presso la suggestiva cornice di Stella Maris un evento espositivo di altissimo spessore artistico e culturale. Più che una semplice rassegna, la mostra si configura come un rigoroso momento di critica militante e un dialogo serrato tra pittura, fotografia d'autore e grafica digitale. Trentuno voci distinte si confrontano sui grandi temi universali, come la memoria, il desiderio, la transitorietà e la fede, tessendo una trama visiva che trascende il dato documentaristico per farsi profonda indagine sull'animo umano. Il criterio che ho scelto per leggerla è quello della tenuta relazionale: quanto ogni opera riesce a reggere lo sguardo dell'altra senza spegnersi, quanto genera risonanza.
I Protagonisti e le Opere
Il percorso ideale si apre con la drammatica intensità emotiva di Ada Bronte e del suo “Fiorisce e piange”, olio misto su tela che si muove come un grido cromatico e materico. Il volto centrale, solcato da lacrime, è circondato da bolle iridescenti e tulipani rossi di una vitalità quasi violenta. Qui la relazione è tutta interna: vita e lutto coesistono senza annullarsi. Il mio criterio personale è quello della verità emotiva: Bronte non illustra il dolore, lo fa fiorire, e questo paradosso è di una contemporaneità potentissima.
Subito dopo, con “L’anima del viaggiatore”, Angelica Ausilia Giadone eleva la fotografia a puro atto di respiro e meditazione. Fotocamera e zaino diventano feticci simbolici di un cammino fisico e interiore. Opera relazionale per eccellenza: interroga lo spettatore sul suo stesso partire. Criterio: la sospensione. Giadone non mostra il paesaggio, mostra l'attesa del paesaggio.
L’organicità e la vitalità delle pennellate dense caratterizzano “Brio Italiano” di Anna Caterina Pildner, acrilico in cui rossi profondi, gialli solari e verdi intensi fondono un paesaggio interiore in continua evoluzione. La sua pittura dialoga direttamente con la tradizione espressionista mediterranea. Criterio: la gioia come gesto pittorico. In un tempo cinico, rivendicare la gioia come atto colto è un gesto critico.
A seguire, Anna De Rosa sfida i confini della pittura con “Donna di notte”, impiegando la tecnica del riciclo dei cosmetici. Trasformare trucchi e pigmenti di bellezza in strumenti di narrazione notturna e intima è scelta radicale. Opera relazionale con il corpo femminile stesso: la materia che copre diventa materia che rivela. Criterio: la coerenza materico-concettuale. L’opera funziona perché il mezzo è già il messaggio.
L'energia gestuale e i toni profondi del blu petrolio e del verde bosco in “Symbiosis” di Antonella Guarano si scontrano con accenti di rosso acceso, evocando un’aurora boreale su un mare in tempesta. In dialogo con la Pildner per la forza cromatica, se ne distingue per la tensione quasi ecologica: non è paesaggio, è relazione tra forze. Criterio: l'equilibrio del conflitto.
A questa visione dinamica fa da contrappunto la rigorosa geometria di Ashley Grant in “Tramonto rovente”, dove il sole viene filtrato attraverso un rigoroso mosaico di forme triangolari e rettangolari. Grant porta ordine dove gli altri portano tempesta. La sua relazione con lo spazio è architettonica, quasi sacrale. Criterio: la tenuta costruttiva. Un tramonto che non si scioglie, ma si costruisce.
L'atmosfera si fa onirica e sospesa con “Il sogno della speranza” di Barbara Lo Fermo, fotografia di un isolotto roccioso sormontato da un fortino, solitario in un mare vasto e placido, simile a un miraggio nostalgico. In relazione diretta con Giadone e Scanu, chiude la triade del viaggio interiore. Criterio: la misura del vuoto. La sua forza è in ciò che lascia fuori.
L'indagine introspettiva prosegue con l'intenso olio su tela “Identità” di Carmen Frisina, che scava nell'intimo umano interrogandosi sui moti segreti dell'anima e sulla dualità del riflesso interiore ed esteriore. Opera che dialoga bene con De Rosa: due femminilità a confronto, una notturna e materica, l'altra speculare e psicologica. Criterio: la profondità dello sguardo.
Daniela Scanu indaga l'essenza della vita attraverso “La forma del respiro”, raffinato gioco ottico in cui i contorni di una figura sfumano in un continuum di luci e ombre. Fotografare il respiro è impossibile, eppure qui accade. In relazione con Lo Fermo, se una trattiene il paesaggio, l'altra trattiene l'aria. Criterio: l'impalpabile reso visibile, rarissimo in fotografia.
La rassegna si accende della passione visiva della fluid art di Franca Scivoletto in “Fuoco che Arde”, vortice ipnotico di rossi intensi e arancioni bruciati che celebrano la trasformazione. È il pendant materico e igneo alla fluidità più fredda di altri autori. Criterio: il controllo dell'incontrollabile, cuore della fluid art riuscita.
Per poi aprirsi al sorriso pop di EVAKILLERDOG con il simpatico cagnolone a olio di “Ketchup Chips”. Apparentemente leggero, in realtà è una pausa critica necessaria: il suo registro pop dialoga ironicamente con la drammaticità di Bronte e Brucci, ricordandoci che il contemporaneo è anche ironia. Criterio: la leggerezza come intelligenza visiva.
Ci immergiamo quindi nelle esplosioni cosmiche di Giuseppe Caputo con “Oltre il visibile”, dove cellule e galassie creano un ritmo biologico e organico. Opera-manifesto della mostra, che dà il titolo a tutto: micro e macro si specchiano. Criterio: la capacità di tenere insieme le scale.
E nelle eleganti meditazioni luminose di Giuseppe Taibi in “Aurora Boreale”, che distende bande sinuose e trasparenti su un fondo nero di assoluta profondità. In dialogo diretto con Caputo e Guarano, ma mentre loro esplodono, lui trattiene la luce. Criterio: la purezza luministica.
Il percorso critico si arricchisce con i filamenti di ricordi e glitter di Ignazio Pensovecchio in “Memorie”. Un’opera preziosa perché non illustra il ricordo, lo incolla, lo fa brillare a intermittenza. Relazione forte con la materia di De Rosa e Modi Florido. Criterio: la fragilità monumentale del ricordo.
E con la precisione tagliente e lunare della pittura a china su lastra di alluminio di Loredana Paglioni per il suo “Avrei dovuto darti un altro bacio”, opera surreale e desolata dominata da soldati e da una gigantesca figura di uccello. È uno dei vertici critici della mostra per densità simbolica. Relazione con il tema della colpa e della memoria collettiva. Criterio: la china come incisione.
Di forte impatto è anche lo scatto fotografico di Luisa Forgione, “Tentazione”, giocato su un contrasto cromatico in cui la donna emerge quale centro focale assoluto. In dialogo con Frisina e De Rosa, chiude idealmente il trittico sul femminile: non più interiorità o notte, ma affermazione e presenza. Criterio: la centralità compositiva come gesto politico.
Il registro si fa fortemente concettuale con Luisa Zinna e il suo potente collage pittorico “God is Dead”, una critica feroce alla perdita di senso contemporanea che assembla icone sacre e pop attorno a un mappamondo e a un orologio dal tempo scaduto. Qui l'artista non compone, scompone il nostro immaginario. In relazione diretta con Brucci e Paglioni per la dimensione etica, ma con una cifra più pop e dissacrante. Criterio: il coraggio dell'assemblaggio spregiudicato — tenere insieme il sacro e il profano senza cadere nel citazionismo vuoto. Un’opera necessaria, che interroga.
A questa si affiancano l'ascesa eterea e la morbidezza materica su stoffa di Marinella Giannini in “Volo 1”. Dopo il peso di “God is Dead”, il suo volo è liberatorio. La scelta della stoffa non è decorativa, è concettuale: la leggerezza ha bisogno di un supporto morbido. Criterio: la coerenza tra supporto e concetto.
E la preziosità della luce notturna firmata da Mariangela Baldi in “Riflessi di luce notturna”, dove la foglia d’oro emerge dalle tenebre con sapienza chiaroscurale. In relazione con Taibi per la luce, ma qui la luce è manufatto, oro, materia sacra. Criterio: la luce come materia, non come effetto.
La dimensione intima e onirica prende forma attraverso i linguaggi semi-astratti di Maria Luisa Senese in “Opera”, caratterizzata da un grande motivo a spirale ipnotico. Una spirale che dialoga con i vortici di Scivoletto e Caputo, ma interiorizzata, quasi meditativa. Criterio: l'ipnosi come forma di conoscenza.
Mentre Maria Pia Sabella restituisce l'impeto drammatico di “Tempesta al Faro”, con un albero spoglio che si erge su un aspro paesaggio di terra e rovine. In relazione con Barbara Lo Fermo: se lì il faro era sogno, qui è resistenza. Criterio: la drammaturgia del paesaggio.
Maria Teresa Canalella incanta con la delicatezza dell'olio su lastra di porcellana ne “L’alchimia della Luce”, dove la trasparenza si fa pura eleganza formale. Opera di estrema raffinatezza tecnica che dialoga con Baldi e Giannini sul tema della preziosità. Criterio: la difficoltà tecnica messa al servizio della delicatezza, segno di maestria.
La raffinatezza grafica di Mario Pernice in “Verso l'infinito” conduce verso il desiderio di trascendenza attraverso la figura di una donna il cui pensiero si fonde con l'ala di un angelo, trovando eco nella pennellata vigorosa e apocalittica di Mario Russo in “Giudizio”, dove una mano emerge da fiamme e rovine stringendo un giovane germoglio verde di speranza. I due Mario sono l'uno l'anelito, l'altro il giudizio: due facce della stessa fede. Criterio per Pernice: la levità grafica; per Russo: la potenza simbolica del gesto che salva.
L’omaggio all'immortale anima di Napoli e al Principe della risata prende vita nell'opera a quattro mani di Natali Ferrary & Salvatore Lasevoli dal titolo “Totò”, dipinta su un tamburo artigianale. Scelta di supporto geniale: il tamburo è suono, teatro, strada. Relazione fortissima con il luogo, Napoli. Criterio: l’oggetto come memoria culturale viva.
Subito dopo, incontriamo il geocollage mitologico di Modi Florido, “Tramonto faraglioni e tradizioni di Vulcano”, che intreccia sabbia nera, zolfo, pirite e ossidiana di Lipari. Opera che porta la geologia in galleria, in dialogo con le memorie materiche di Pensovecchio. Criterio: l'autenticità del materiale come radice.
La sinfonia cromatica prosegue con la gioia e la dinamicità della fluid art di Paola Zannoni in “Dynamic Color”, dove i colori puri e contrastanti si fondono in un equilibrio armonioso. In relazione con Pildner e Scivoletto, chiude il cerchio dell’energia cromatica pura. Criterio: l'armonia nell'urto.
L'indagine si fa solenne con l'opera di Roberto Fabio Brucci, “Ora Pro Nobis”: potente grafica digitale che presenta un busto di monaca dal volto occultato dal nero profondo, i cui unici elementi visibili sono gli occhi stilizzati. È l'icona contemporanea, la "Madonna nera" che veglia su un mondo in ombra come memento mori. In dialogo potente con “God is Dead” di Zinna: due modi di dire il sacro oggi, uno per sottrazione, l'altro per accumulo. Criterio: la sottrazione come potenza iconica.
L’architettura astratta e il labirinto urbano di Stefania Botta in “L’Uomo e la natura nello spazio astratto” introduce infine alle suggestive tele di Rosanna Scandurra, che spaziano dalla potenza tellurica di “Madre Terra” alle figure spettrali in sospensione temporale di “All'attesa”. Botta e Scandurra sono la chiusura perfetta: la prima ci perde nel labirinto, la seconda ci riporta alla terra e all'attesa. Criterio per Botta: la complessità leggibile; per Scandurra: la doppia anima materica e metafisica, capace di tenere insieme carne e spirito.
Conclusioni Critiche
Dall'espressionismo materico al surrealismo critico, dal lirismo astratto alla ricerca geologica e mitologica, ciascuno di questi artisti offre un frammento prezioso del proprio universo interiore, dando forma all'inesprimibile. Ciò che rende la mostra alla Stella Maris un capitolo necessario della critica contemporanea non è la somma delle singole eccellenze, ma la loro capacità di stare in relazione senza annullarsi: Napoli, con la sua luce che abbaglia e l'ombra che inghiotte, diventa il vero collante critico.
Il mio criterio finale di lettura è quello della risonanza umana: un’opera funziona quando, uscita dalla sala, continua a farti compagnia. E qui, da Bronte a Scandurra, quasi tutte continuano a parlare.
Il Gala e le Voci
A suggellare la manifestazione è stato il Gala d’Arte di sabato 12 settembre, momento particolarmente significativo dell’intera iniziativa. L’appuntamento ha riunito artisti, ospiti, operatori culturali e avventori in un’atmosfera di partecipazione e condivisione, celebrando non soltanto le opere esposte, ma soprattutto il valore dell’incontro e del confronto che l’arte è capace di generare.
Tra gli ospiti presenti: Nataly Ferrary - spesso citata anche come Nataly Ferrari o Natali Ferrary - artista di origine siberiana e Presidente dell’Associazione Culturale Arte Reale Napoli, e Luisa Zinna, maestra d’arte e responsabile europea di Charm Of Art.
Il rapporto tra le due artiste affonda le radici nel 2019, in occasione di una manifestazione artistica a Salerno. Da allora, la carica artistica e la potenza espressiva di Ferrary l'hanno resa una figura molto amata e poliedrica nel panorama nazionale e internazionale.
Ferrary è ampiamente riconosciuta come Regina del Body Art per le sue originali performance che trascendono i canoni tradizionali del semplice body painting per una forte ricerca visiva, simbolica e contenutistica, con ispirazioni classiche, cinematografiche - come gli omaggi a Luchino Visconti - o mitologiche. Fondatrice dell'associazione ARTE REALE, promuove eventi e mostre collettive sul territorio italiano. La sua attività spazia dalla pittura su tela alla contaminazione di linguaggi visivi contemporanei, con progetti fotografici e concettuali come War & Love, e vanta una prestigiosa attività espositiva internazionale, tra BeneBiennale e rassegne collegate a contesti fieristici globali come Dubai.
Accanto a loro, EVAKILLERDOG, artista e performer protagonista di un coinvolgente Art Show Live, e Angelica Ausilia Giadone, fotografa ufficiale dell’evento.
Momento culminante del Gala, la consegna del premio Gogol - Omaggio al Sorriso ad Ada Bronte.
I Protagonisti del Percorso Corale
Un percorso corale nel segno della contemporaneità, che ha visto protagonisti: Ada Bronte, Angelica Ausilia Giadone, Anna Caterina Pildner, Anna de Rosa, Antonella Guarano, Ashley Grant, Barbara Lo Fermo, Carmen Frisina, Daniela Scanu, EVAKILLERDOG, Franca Scivoletto, Giuseppe Caputo, Giuseppe Taibi, Ignazio Pensovecchio, Loredana Paglioni, Luisa Forgione, Luisa Zinna, Maria Luisa Senese, Maria Teresa Canalella, Mariangela Baldi, Mariapia Sabella, Marinella Giannini, Mario Pernice, Mario Russo, Modi Florido, Nataly Ferrary, Paola Zannoni, Roberto Fabio Brucci, Rosanna Scandurra, Stefania Botta.
Al termine della manifestazione, Charm Of Art ha desiderato rivolgere un sentito ringraziamento a tutti gli artisti, agli ospiti, ai collaboratori e alle realtà culturali che hanno contribuito alla realizzazione dell’evento.
Un ringraziamento particolare va all’Associazione Arte Reale, presieduta da Nataly Ferrary; all’Associazione Culturale Viva Voce, nella persona della Dott.ssa Valeria Cinzia Barbagallo; all’Associazione Culturale Athenae Artis, presieduta da Maria Stasio; a Luisa Zinna, Collaboratrice Europea di Charm Of Art; a Fulvio Leopardi, Saggista Recensivo Analista di Arte Pittorica Contemporanea; a Voce Libera Web; a Mondello Arte Expo, con Mauri Lucchese; a Banane Lampone e a Gogol – Omaggio al Sorriso.
Si ringrazia inoltre Santo Cicirò e la madrina dell'associazione Arte Reale Napoli per l'accoglienza.
La Piazzetta del Grande Archivio ha dimostrato di non essere un fondale, ma un dispositivo attivo. Quando l’arte contemporanea accetta di abitare la fragilità di un luogo anziché occuparlo, il restauro cessa di essere solo materia e diventa visione.
“L’arte non riproduce ciò che è visibile, ma rende visibile ciò che non lo è sempre.”
Grazie per aver vissuto questa visione insieme a noi. Vi aspettiamo per scrivere pagine d’arte ancora inedite.
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Dr.ssa Luisa Zinna
Arte, musica & spettacolo
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