SIRENUSE, la poesia diventa esperienza collettiva: emozioni e parole nel secondo vernissage

Pubblicato il 28 settembre 2026 alle ore 12:46

A Spazio 57 di Napoli il secondo appuntamento di SIRENUSE ha riunito poesia, performance e fumetto. Ciro Cianni ha condotto una serata segnata da letture, confronto e forte partecipazione emotiva del pubblico.

NAPOLI – La poesia come esperienza condivisa, capace di uscire dalla pagina scritta per diventare voce, racconto personale e confronto con il pubblico. È quanto accaduto sabato 26 settembre a Spazio 57, in occasione del secondo vernissage di SIRENUSE, progetto espositivo e culturale curato da Maria Di Stasio.

 

Dopo il primo appuntamento dedicato prevalentemente alle arti visive, il secondo incontro ha posto al centro la parola poetica, coinvolgendo gli autori presenti in una serie di letture che, nel corso della serata, hanno progressivamente trasformato la presentazione in un momento di forte partecipazione collettiva.

A condurre l'incontro è stato Ciro Cianni, che ha accompagnato gli interventi degli autori favorendo il dialogo e il confronto con il pubblico.

Uno degli elementi più significativi della serata è stato il rapporto diretto tra gli autori e i propri testi.

Leggere pubblicamente una poesia significa infatti restituire alla parola scritta una dimensione differente: la voce porta con sé pause, esitazioni, inflessioni e soprattutto il coinvolgimento personale di chi quelle parole le ha prima vissute e poi trasformate in scrittura.

Durante il vernissage questa dimensione è emersa con particolare intensità.

Alcuni autori hanno letto i propri versi con la voce segnata dall'emozione; in diversi momenti sono arrivate le lacrime, altre volte il sorriso e la risata hanno alleggerito l'atmosfera. Le reazioni del pubblico hanno contribuito a creare un clima nel quale la tradizionale distanza tra chi legge e chi ascolta si è progressivamente ridotta.

Le poesie presentate hanno attraversato esperienze, ricordi, affetti, assenze, fragilità e riflessioni personali, mostrando ancora una volta come il linguaggio poetico possa trasformare un'esperienza individuale in qualcosa nel quale anche gli altri possono riconoscersi.

La conduzione di Ciro Cianni ha avuto un ruolo centrale nella costruzione della serata.

Non una semplice successione di letture, ma un percorso nel quale i testi sono diventati occasione di approfondimento e dialogo. Cianni ha accompagnato gli autori lasciando spazio alle loro voci e intervenendo nei diversi momenti per creare continuità tra le esperienze presentate.

Ne è nato un incontro dal carattere spontaneo, nel quale la poesia ha progressivamente superato la dimensione della presentazione formale per assumere quella di una conversazione collettiva.

Il pubblico non è rimasto semplice spettatore: ascolto, silenzi, applausi e reazioni emotive sono diventati parte integrante dell'incontro.

La serata ha inoltre ospitato la performance di Barbara Maresti, introducendo il linguaggio performativo all'interno di un appuntamento costruito prevalentemente intorno alla parola.

La presenza della performance ha ampliato il dialogo tra differenti forme espressive, confermando uno degli elementi che caratterizzano SIRENUSE: mettere in relazione linguaggi diversi senza stabilire gerarchie tra pittura, poesia, performance, illustrazione e altre forme della ricerca contemporanea.

Corpo, gesto e parola hanno così condiviso lo stesso spazio, offrendo al pubblico modalità differenti di interpretazione e partecipazione.

Tra i momenti di approfondimento della serata anche la presentazione di Andrea e della sua opera La Barchetta dei Sogni, introdotta e analizzata da Ciro Cianni.

Al centro dell'opera una pagella che diventa una barchetta di carta.

Un'immagine apparentemente semplice, legata all'infanzia e al desiderio di crescere, studiare e costruire il proprio futuro, viene messa in relazione con il Mediterraneo e con il dramma di chi affida al viaggio la speranza di una vita diversa.

La barchetta assume così un significato che supera l'immagine: diventa metafora del sogno, della precarietà del viaggio e del diritto alla speranza.

L'approfondimento ha permesso di introdurre nella serata anche una riflessione sulle possibilità narrative del fumetto, capace di affrontare temi sociali e contemporanei attraverso la sintesi tra immagine e racconto.

Se il programma della serata prevedeva poesia, performance e approfondimento artistico, ciò che ha maggiormente caratterizzato il secondo vernissage di SIRENUSE è stato però quanto accaduto tra le persone.

Le letture hanno progressivamente generato una partecipazione emotiva che ha coinvolto autori e pubblico.

Si è pianto, si è sorriso, si è riso. Alcune letture sono state interrotte dall'emozione. In altri momenti sono stati gli stessi spettatori a riconoscersi nelle parole ascoltate.

La fragilità non è rimasta nascosta, ma è diventata parte del racconto.

Ed è probabilmente in questo passaggio che la serata ha trovato la propria identità: la poesia non come esercizio esclusivamente letterario, ma come possibilità di mettere in comunicazione esperienze differenti.

Maria Di Stasio: «L'arte acquista senso quando riesce a creare relazioni»

Per la curatrice Maria Di Stasio, ideatrice di SIRENUSE, il secondo vernissage rappresenta anche una riflessione sul significato stesso del lavoro curatoriale.

«Dopo anni dedicati all'arte, serate come questa mi ricordano perché ho scelto questo lavoro. Dietro ogni progetto ci sono mesi di preparazione, responsabilità, difficoltà e imprevisti, ma tutto assume un significato differente quando ci si rende conto di aver creato uno spazio nel quale le persone si sentono libere di raccontarsi».

Numerosi, al termine dell'incontro, i ringraziamenti rivolti alla curatrice da parte degli autori e dei presenti.

«Sono stati proprio quegli abbracci e quelle parole a emozionarmi profondamente. Credo in un'arte che non rimanga confinata all'opera o allo spazio espositivo. Credo nell'arte quando riesce a creare relazioni. Sabato sera ho visto persone diverse ascoltarsi, emozionarsi e riconoscersi nelle parole degli altri. Per me questo è uno dei risultati più importanti che un progetto culturale possa raggiungere».

Una visione che attraversa l'intero progetto SIRENUSE e che nel secondo vernissage ha trovato nella poesia uno dei suoi strumenti più immediati.

Perché, per una sera, la parola non è rimasta sulla pagina.

È diventata voce, memoria, fragilità e confronto.

E soprattutto è diventata esperienza collettiva.

La poesia ha raccolto persone diverse intorno alla stessa necessità: raccontare e raccontarsi.

 

( sulla pagina facebook dedicata all'evento, è stato pubblicato tutto il reportage fotografico e video dell'intera serata)

 

 

 

La Redazione 

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