Io di fronte ad un'opera, mie sensazioni, miei impressioni, una mostra è terminata ma un'opera d'arte ha ancora una storia e tanta strada infinita da percorrere.

Pubblicato il 11 giugno 2026 alle ore 17:31

Amici lettori, questa che sto per narrarvi è la storia di una opera d'arte, dovete sapere che ogni artista realizza arte per poi esporla in pubblico a seconda dei casi in mostre personali o collettive oppure in altro relativamente a circostanze artistiche diverse, quindi l'opera dopo il suo momento di notorietà viene staccata dalla parete espositiva e messa in disparte in attesa che si compia il proprio destino, che sarà quello di essere riproposta per una nuova mostra, oppure acquistata da un estimatore, oppure omaggiata, oppure dimenticata in qualche nascosto e oscuro anfratto, in ogni caso qualsiasi cosa gli accadrà, l'opera d'arte non morirà e il sottoscritto adesso a conferma della sua vitalità andrò a descriverla (l'opera di Luisa) per mantenerla attraverso la mia scrittura immortale, al momento che leggerete la mostra nella quale è stata protagonista sarà terminata, spenti i riflettori, ora insieme all'artista io ora farò in modo che la sua immagine giri, giri, giri e ancora giri di giro in giro perché è così che ci piace interagire con il lavoro di un artista.


L'artista è Luisa Zinna ed è l'autrice di "Rerum Natura" davanti a me ho un'opera che non mi curo del formato ne del supporto, di essa mi acchiappa l'effetto, mi stuzzica il suo equilibrio, vedendo un'opera di qualsivoglia  è importante e determinante il primo impatto, tac! Che si noti un quadro in uno studio medico, avvocatizio, scolastico oppure di arredo urbano, extraurbano, in un bar, bistrot, restaurant, insomma dove si mangi, si beva o si bighelloni gastronomicamente, un'opera d'arte anche distrattamente se sarà attraente non ci rimarrà indifferente e ora davanti a me ho questa opera di bellezza, si tratta di un collage misto a pittura, tutto ruota in un universo di forme dove tre tonalità ritmano la danza, abbiamo un blu di Prussia, un verde brillante e l'oro, poi figure femminili, animali vari, fiori, alberi e poi mani che serenamente accarezzano il pianeta mentre gli oceani fanno idealmente da cornice all'albero che attraverso la mia immaginazione vedo come la forza motrice di un energia che muove in eterno il ciclo della nostra esistenza, noi così piccoli abbracciati dall'universo e un mare di stelle che illuminano l'opera, un'opera di un dinamismo perfetto, tutto ruota, tutto è amore e al centro gli occhi di una donna ci donano certezze, l'artista nella realizzazione di quest'opera ha con la sua intensa arte gestuale sottolineato l'importanza di rimanere umani e legati a tutto ciò che ha cuore e sentimento, l'opera di quest'artista è in perfetto equilibrio, si muove danzando sulle note di una melodia cosmica universale senza fine, ecco perché la mia descrizione manterrà quest'opera ancora viva, anche se la mostra sarà terminata il ciclo naturale di quest'opera rimarrà comunque immortale proprio come la natura di tutto il creato.
Walter Festuccia

 

Il messaggio dell'Artista Luisa Zinna
Rerum Natura" è un’opera manifesto che celebra la sacralità della vita attraverso un’estetica visionaria e stratificata. Al centro della composizione, una Madre Natura dai tratti regali emerge come sorgente di un ecosistema totale: tra la sua chioma e il suo grembo fiorisce l'intero regno animale e vegetale, suggerendo un legame indissolubile tra spirito e materia.
L’opera si eleva a monito universale grazie alle mani che, dall’alto, sorreggono con estrema fragilità il nostro pianeta, mentre alla base i frammenti di libri e la foglia oro indicano che la Natura è la prima e vera fonte di ogni sapienza umana. Attraverso una sapiente fusione di pittura e collage, l'artista Luisa Zinna non si limita a ritrarre il mondo, ma lo ricompone in un cerchio cosmico di protezione e bellezza. Già apprezzata da Venezia durante il carnevale 2026 alla prima bipersonale di Mascali (7/8 marzo), l’opera è approdata a Villa Calvanese di Castel San Giorgio ( Salerno) dal 2 maggio al 31 2026, come testimonianza necessaria di un’arte che invita alla custodia del Creato, confermandosi uno dei lavori più rappresentativi della produzione contemporanea attuale.

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