Tra controllo e libertà : la ricerca materica di Roberta Baldassano

Pubblicato il 26 marzo 2026 alle ore 12:02

Nel panorama dell’arte contemporanea emergente, il percorso di Roberta Baldassano si distingue per una traiettoria non lineare, ma profondamente stratificata, in cui esperienza umana, formazione e riscoperta creativa si intrecciano in modo autentico.
La sua storia prende avvio nel mondo della moda, per poi attraversare per oltre vent’anni l’ambito educativo dell’infanzia, dove il gesto artistico si manifesta nella decorazione murale e nella costruzione di spazi immaginativi. È proprio in questo dialogo silenzioso tra educazione e creatività che si radica una sensibilità visiva capace di coniugare spontaneità e attenzione al segno, elementi che oggi riaffiorano, trasformati, nella sua ricerca pittorica.
Dopo una pausa significativa, il ritorno all’arte segna una vera e propria rinascita: un passaggio dal figurativo all’astratto che non rappresenta una fuga dalla realtà, ma piuttosto un’immersione più profonda nella dimensione interiore. In questo processo, l’incontro con il Maestro Valerio Toninelli si rivela decisivo, aprendo nuove prospettive tecniche e concettuali e accompagnando l’artista verso una maggiore consapevolezza del proprio linguaggio.
La pratica di Baldassano si caratterizza oggi per una forte tensione tra controllo e libertà, tra gesto e materia. L’astrazione diventa spazio di sperimentazione, dove materiali e tecniche dialogano in modo dinamico, dando vita a superfici complesse e immersive. Le sue opere non si limitano a essere viste, ma invitano a essere attraversate visivamente, in un’esperienza percettiva stratificata.
Le recenti esperienze espositive, sia in ambito nazionale che internazionale, testimoniano una crescita rapida e coerente, accompagnata da riconoscimenti significativi come quelli ottenuti dall’opera Arcobaleno, sintesi efficace della sua poetica: un’esplorazione del colore come energia, senza mediazioni tradizionali, affidata a strumenti inusuali e a un gesto libero ma consapevole.
Nel lavoro più recente, emerge con forza anche una riflessione sulla natura e sugli elementi primari, come nel progetto dedicato all’acqua, interpretata come origine e trasformazione, presenza fragile e preziosa. Una ricerca che si fa sempre più concettuale, pur mantenendo una forte componente emotiva e sensoriale.
Questa intervista ripercorre le tappe fondamentali del suo percorso, restituendo il ritratto di un’artista in piena evoluzione, sospesa tra esperienza e intuizione, tra memoria e sperimentazione, alla costante ricerca di un equilibrio possibile tra mondo interiore e realtà

1. Il suo percorso inizia come stilista di moda e prosegue per vent’anni negli asili nido, dove ha decorato gli ambienti con murales dedicati all’infanzia.
In che modo queste esperienze hanno influenzato il suo linguaggio artistico attuale?

Sì, il mio percorso comincia frequentando una scuola triennale di "stilista di moda" e prosegue, poi, per 20 anni, negli asili nido, dove, oltre a svolgere il ruolo di educatrice, decoro alcuni ambienti con dei murales dedicati all'infanzia. Queste esperienze, insieme ad altre, hanno sicuramente influenzato il mio percorso artistico, anche se c'è stato un lungo periodo di vuoto, fino a quando, circa due, tre anni fa, si risveglia in me la passione per la pittura, passando dal figurativo all'astratto, dove mi sento più libera di esprimere me stessa.

2. L’incontro con il maestro Valerio Toninelli è stato un passaggio fondamentale.
Cosa ha significato per lei conoscere e poi lavorare accanto a un artista con una “casa-museo” così ricca di storia e sperimentazione?

L'incontro con il Maestro Valerio Toninelli è stato veramente un passaggio fondamentale, perché, oltre a risvegliare la mia voglia di ritornare a creare, mi ha permesso di raffinare le mie abilità e di esplorare nuove forme di espressione. Entrando nella casa-museo del Maestro, si rimane affascinati e si subisce quella che si chiama la "Sindrome di Stendhal"; nella sua abitazione e nel suo giardino ci sono molte sue opere scultoree e pittoriche.

3. Toninelli le ha mostrato diverse tecniche scultoree e pittoriche:
qual è stata quella che ha sentito più sua e come ha trasformato la sua ricerca artistica?

Sì, Valerio Toninelli mi ha mostrato diverse tecniche di scultura (legno, gesso, travertino, marmo, ecc.) e di pittura (olio, smalto catalizzato, resina, acrilico, ecc.) Tra le varie tecniche, quella che ho sentito più mia, è la pittura astratta, dove riesco a sperimentare, di volta in volta, diversi materiali, lasciandomi trasportare dalle intuizioni e dalle sensazioni del momento.

4. Ha partecipato a molte collettive internazionali, tra Serbia, Romania, Barcellona e numerose città italiane.
Quale esperienza espositiva le è rimasta più impressa e perché?

In poco tempo ho partecipato a diverse mostre collettive internazionali e nazionali, ma, tre di esse, mi sono rimaste più impresse: la prima è la "Colonia Artistica" in Serbia e Romania (Luglio 2023) alla quale ho partecipato con Valerio Toninelli e dove ho conosciuto molti artisti provenienti da vari continenti; la seconda è stata la Mostra d'arte "Visioni" (Dicembre 2024) presso il Tempio di Pomona di Salerno, promossa dalla curatrice d'arte Maria di Stasio (te), dove espongo, in un luogo magnifico, la mia opera dal titolo "Arcobaleno "; la terza è stata la "Mostra Canticum in Chartis Mevaniae" (Ottobre 2025) che si è svolta ad Anagni, presso Palazzo Bacchetti, organizzata dalle associazioni culturali "Las Mariposas" e "Segni di Airone", dove ho avuto il privilegio di poter disegnare su una carta creata come nella tradizione medievale: è stato come fare un tuffo nel passato.

5. Il suo quadro Arcobaleno ha ricevuto due riconoscimenti importanti nel 2024 e nel 2025.
Come nasce quest’opera e quale messaggio racchiude per lei?

Sì, confermo il quadro "Arcobaleno" ha ricevuto due riconoscimenti ufficiali: il primo è durante la sopracitata Mostra "Visioni", dove il critico e storico dell'arte Mariangela Bognolo, mi assegna il "Premio Radio Rete Top95" che consiste, oltre alla critica scritta, anche in un'intervista audio-visiva, visibile su Youtube; il secondo riconoscimento mi viene assegnato durante la partecipazione al 10° Concorso Internazionale di Poesia e Narrativa "La Perla del Tirreno" di Cefalù, nella sezione Pittura, consistente nell' "Encomio della Giuria". L'opera "Arcobaleno" nasce dall' idea che avrei voluto utilizzare una moltitudine di colori, senza usare il pennello, ma usando una squadra geometrica a mo' di spatola.

6. Nel 2025 partecipa al progetto internazionale del PILF sul tema “Jalam – Goccia d’acqua, goccia di vita”.
In che modo ha interpretato artisticamente il concetto dell’acqua come origine, vita, trasformazione?

Qualche mese prima del 2025 sono stata contattata dall' artista Silla Maria Campanini, nonché coordinatrice del progetto artistico, inserito nell' ambito del "Panorama International Literature Festival 2025", sul tema "Jalam - Goccia d'acqua, goccia di vita" e accolsi questo invito, sentendomi onorata. Per interpretare artisticamente il concetto dell'acqua, ho pensato a delle gocce che scivolano sul vetro della finestra, come perle di vita, come il seme da cui germoglia l'esistenza, simboleggiando un ciclo vitale in continua trasformazione. L'acqua è una risorsa naturale che non tutti hanno la fortuna di poter disporre, secondo le loro necessità; ho voluto quindi rappresentare la preziosità delle gocce d'acqua, come dei gioielli e la superficie del foglio di cartoncino come se fosse il vetro su cui l'acqua scorre, usando pigmenti in polvere, acqua, china, ecc. attraverso la tecnica del "dripping".

7. Le sue mostre spaziano da contesti museali come le Scuderie Aldobrandini, a spazi iconici come Casa Milà a Barcellona.
Cambia il suo approccio creativo sapendo dove saranno esposte le opere?

No, il mio approccio creativo, almeno per ora, non è mai cambiato, in base al luogo dell' esposizione delle opere.

8. Ha un percorso che unisce pittura, decorazione murale, ispirazioni infantili e ricerca tecnica.
Come descriverebbe oggi la sua identità artistica?

La mia identità artistica è la somma e non solo del mio percorso di vita, lavorativo e interpersonale, ecc.

9. Guardando alle partecipazioni del 2025 — Everland, Dantebus Bazart, La Perla del Tirreno, La valigia dell’artista —
avverte un filo conduttore nella sua evoluzione recente? Quale direzione sente di stare prendendo?

Partecipare a diverse mostre è stata un'occasione per mettermi in gioco e che mi ha permesso di conoscere altri artisti con i quali confrontarmi, arricchendomi. Il filo conduttore, nella mia evoluzione artistica, rimane la sperimentazione e la ricerca materica, cercando di portare l'osservatore ad un'esperienza visiva immersiva a più strati. Quando dipingo, dentro di me, si crea una sorta di tensione, un dualismo che non sempre trova un equilibrio, come vorrei, tra controllo e libertà.

10. Con un calendario così intenso di mostre e progetti,
quale crede sarà il prossimo passo della sua ricerca artistica e cosa desidera comunicare al pubblico nei lavori futuri?

Purtroppo, un infortunio al polso sinistro, accaduto circa un anno fa e che recentemente mi ha portato a sottopormi ad un intervento chirurgico, ha limitato la mia attività artistica. La speranza è di rimettermi in forma al più presto per creare nuove opere, con le quali vorrei "far da ponte" tra il mondo interiore e la realtà esterna, invitando il pubblico a riflettere sulla natura della percezione e dell'interpretazione.

Il percorso di Roberta Baldassano si configura oggi come un processo in divenire, aperto e dinamico, in cui ogni opera rappresenta una tappa di una ricerca più ampia e profonda. La sua pratica artistica non si esaurisce nella forma, ma si costruisce nel dialogo continuo tra gesto, materia e percezione, lasciando emergere una dimensione intima che si offre allo sguardo senza mai imporsi in modo definitivo.
Anche di fronte alle difficoltà, come l’interruzione forzata dovuta all’infortunio, la sua visione non si arresta, ma si riorganizza, mantenendo viva quella tensione creativa che attraversa tutta la sua produzione. È proprio in questa capacità di trasformare i limiti in possibilità che si riconosce la forza autentica del suo linguaggio.
Lo sguardo si proietta ora verso una nuova fase, in cui l’artista sembra voler consolidare il proprio vocabolario espressivo, continuando a esplorare il rapporto tra interiorità e realtà, tra percezione e interpretazione. Le sue opere future si preannunciano come spazi di attraversamento, luoghi in cui il pubblico è chiamato non solo a osservare, ma a entrare in relazione.
In questo senso, la ricerca di Baldassano si pone come un invito aperto: a sostare, a sentire, a interrogarsi. Perché è proprio nel margine sottile tra controllo e abbandono che prende forma un’esperienza estetica capace di risuonare nel profondo.

La Redazione 

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