SIRENUSE – Quando una mostra diventa esperienza condivisa

Pubblicato il 21 settembre 2026 alle ore 10:10

Napoli, 19 settembre 2026 – Spazio 57

Ci sono vernissage che inaugurano una mostra e altri che, quasi senza preavviso, diventano qualcosa di più.

La serata inaugurale di SIRENUSE, il progetto espositivo curato da Maria Di Stasio e organizzato dall’Associazione Culturale Athenae Artis, appartiene alla seconda categoria.

Il 19 settembre, negli spazi di Spazio 57 a Napoli, non abbiamo semplicemente presentato delle opere. Abbiamo assistito alla costruzione progressiva di un racconto collettivo fatto di arte, parole, emozioni, risate, silenzi e lacrime.

SIRENUSE nasce intorno alla figura della sirena, ma sceglie di allontanarsi dalla sua rappresentazione più immediata per indagarne le molteplici possibilità simboliche: identità, metamorfosi, memoria, appartenenza, seduzione, perdita, rinascita.

Ed è stato proprio durante il vernissage che questi temi hanno smesso di appartenere soltanto alle opere per entrare, in maniera sorprendentemente naturale, nelle storie delle persone presenti.

Dalle opere alle voci degli artisti

La serata si è aperta con un breve intervento della curatrice Maria Di Stasio, che ha raccontato la nascita e la crescita del progetto, accompagnando il pubblico all'interno dell'universo concettuale di SIRENUSE.

È seguito l'intervento di Mariangela Bognolo, che ha condotto i presenti attraverso le opere esposte con una presentazione capace di restituire non soltanto gli aspetti formali dei lavori, ma soprattutto le differenti ricerche che compongono la mostra.

Opera dopo opera, artista dopo artista, il percorso espositivo ha cominciato così a prendere voce.

E qualcosa, a quel punto, è cambiato.

Gli stessi artisti hanno iniziato a raccontarsi.

Alle parole critiche si sono aggiunte esperienze personali, riflessioni, motivazioni, frammenti di vita e racconti legati alla nascita delle opere. Il vernissage ha progressivamente abbandonato la distanza formale che spesso separa artista, curatore e pubblico, trasformandosi in uno spazio aperto di dialogo.

Si è riso. Ci si è emozionati. Si sono condivisi pensieri e storie.

L'arte non era più soltanto sulle pareti: era diventata relazione.

 

“Mappe dell’istante”: quando la performance attraversa il pubblico

Uno dei momenti più intensi della serata è stato affidato alla performance partecipativa di Simona Carbone, Blacksy, dal titolo “Mappe dell’istante”.

Nei giorni precedenti alla mostra, attraverso una raccolta anonima, erano state affidate all'artista parole, frasi, pensieri e confessioni.

Messaggi appartenenti a persone differenti e destinati a rimanere senza nome.

Durante la performance quelle parole sono tornate ad avere una voce.

Simona Carbone le ha lette davanti al pubblico una dopo l'altra. Ma ciò che era stato immaginato come gesto performativo ha progressivamente superato la dimensione della rappresentazione.

Le parole hanno attraversato l'artista.

La voce si è spezzata più volte, le lacrime sono diventate parte dell'azione e l'emozione si è propagata tra i presenti. Non c'era più una netta distinzione tra chi stava realizzando la performance e chi la stava osservando.

Molti si sono commossi insieme a lei.

Ed è forse proprio in quel momento che “Mappe dell’istante” ha trovato il suo significato più profondo: non interpretare le emozioni degli altri, ma accoglierle fino a lasciarsi attraversare da esse.

Le frasi anonime hanno smesso di appartenere a una singola persona e sono diventate, per alcuni minuti, patrimonio emotivo di tutti.

Un vernissage che diventa incontro

SIRENUSE ha mostrato così, già nella sua prima giornata, quanto un'esposizione possa vivere oltre l'allestimento.

Una mostra esiste attraverso le opere, ma può acquisire un'altra dimensione quando intorno a quelle opere si crea una comunità temporanea capace di ascoltare, raccontarsi e riconoscersi.

La serata del 19 settembre è stata esattamente questo.

La professionalità della presentazione, il racconto degli artisti, la partecipazione del pubblico e la forza della performance hanno costruito un equilibrio raro tra dimensione curatoriale e dimensione umana.

Forse è proprio qui che ritorna, ancora una volta, la sirena scelta come simbolo dell'intero progetto.

Una figura che cambia forma, attraversa confini, appartiene contemporaneamente a mondi differenti.

Anche SIRENUSE, per una sera, ha cambiato forma.

Da esposizione è diventata racconto.
Da racconto è diventata ascolto.
Dall'ascolto è nata condivisione.

E quando, alla fine, restano negli occhi le lacrime insieme ai sorrisi, le conversazioni continuano e le persone sembrano non avere fretta di andare via, probabilmente significa che l'arte è riuscita a fare ciò che dovrebbe fare più spesso:

non limitarsi a essere guardata, ma accadere.

La serata ha riservato, infine, un ultimo momento di condivisione.
Al termine della performance di Simona Carbone, Luca Berno ha voluto consegnarle una scultura realizzata per lei: un'opera che riprende e reinterpreta la freccia, segno ricorrente nella ricerca pittorica di Simona.
Un gesto inatteso che ha assunto, dopo l'intensità di Mappe dell'istante, un significato ancora più profondo. Un artista ha osservato il linguaggio di un'altra artista, ne ha riconosciuto un simbolo e lo ha trasformato attraverso il proprio fare, per poi restituirglielo sotto una nuova forma.
La freccia è così uscita idealmente dalla superficie pittorica di Simona per diventare materia, volume, presenza.


Ed è forse questa una delle immagini più belle con cui raccontare ciò che è accaduto durante il vernissage di SIRENUSE: artisti che non si sono semplicemente trovati a esporre nello stesso luogo, ma che hanno ascoltato il lavoro degli altri, condiviso emozioni e creato relazioni.
Dopo le parole, le lacrime, i sorrisi e i racconti, la serata si è conclusa con un'opera donata da un artista a un'altra artista.
Un piccolo gesto, ma capace di racchiudere il senso di un'intera serata.


Perché quella sera l'arte non si è limitata a essere guardata.
È passata da una persona all'altra.

 

SIRENUSE è un progetto espositivo a cura di Maria Di Stasio, organizzato dall'Associazione Culturale Athenae Artis, presso Spazio 57, Napoli. La mostra prosegue fino al 29 settembre 2026.

Aggiungi commento

Commenti

Nicolina
un giorno fa

Dal racconto immagino una bellissima serata non ero partecipe ma mi sono immedesimata e condivido l emozione ,bello vedere un opera ma sentirne il racconto dall artista è veramente tanta roba