Incontrare il lavoro di Marco Eracli significa entrare in un territorio dove il colore smette di essere superficie e diventa esperienza, visione, documento.
Per Eracli il colore non è mai neutro: è materia attraversata dalla luce, energia che vibra, emozione che pensa. È mistero, nel senso più alto e arcaico del termine.
Autodidatta per scelta e per necessità interiore, l’artista rivendica una libertà che non è mai ingenua né assoluta. La sua è una ricerca che nasce dall’inconscio, procede per bivi improvvisi, decisioni istantanee, rotte tracciate in frazioni di secondo, fino a raggiungere un equilibrio finale che solo la ragione può sigillare. Come una partita a scacchi, ogni opera costruisce il proprio ordine interno, dove nulla è casuale e tutto è inevitabile.
Il suo linguaggio visivo è il risultato di un lungo viaggio – reale e simbolico – che attraversa luoghi, culture, climi, memorie. Dai verdi saturi della giungla di Panama ai bianchi assoluti dell’Alaska, dai colori tropicali mai visti in Europa alle infinite variazioni cromatiche della neve, Eracli assorbe il mondo e lo deposita negli “accumulatori della memoria”, trasformandolo in pittura.
In questo processo, il viaggio di Ulisse diventa metafora fondante: andare lontano per tornare alle origini, dal macrocosmo al microcosmo, fino a riconoscere che la caduta di una foglia nel proprio giardino possiede la stessa forza spirituale di una conquista spaziale.
L’arte, per Marco Eracli, non è protesta né denuncia immediata. È documento. Un atto che resiste al tempo, più delle parole e persino del pensiero. Le sue opere chiedono tempo, sedimentazione, attesa: i pigmenti devono calmarsi, perdere l’aggressività iniziale, diventare contemplativi affinché il simbolo possa emergere nella sua interezza.
Artista riconosciuto in ambito nazionale e internazionale, invitato a esporre in contesti di grande prestigio e premiato per l’innovazione cromatica, Eracli continua a muoversi fuori da ogni recinto. Non per missione, ma per natura.
Come le balene o le anguille, l’artista segue una rotta che non può tradire.
In questa intervista, Marco Eracli si racconta senza filtri, offrendo una testimonianza rara e intensa sul senso dell’arte oggi, sul ruolo dell’artista e sul valore profondo della visione. Un dialogo che non chiede risposte immediate, ma uno sguardo disposto a fermarsi.
1. Il colore è uno degli elementi più riconoscibili della sua pittura. Che valore ha per lei il colore: è emozione, pensiero, energia o linguaggio simbolico?
il colore e' la visione umana della materia ( liquida solida gassosa) attraverso la sorgente di luce ( raggi elettromagnetici.)
Il Colore e' emozione,ha un pensiero,spruzza energia,ma sopratutto, e' Mistero Magico.
2. Nelle sue opere la cromia sembra andare oltre la forma, diventando spazio mentale e spirituale. Come nasce un suo lavoro: parte da un’idea, da un’emozione o direttamente dal colore?
Non sono io che ho cercato questo processo artistico. E' un incontro . Ci siamo visti,guardati,osservati,...poi...cercati,trovati, e dopo SCOPERTI. ( un grande amore,...)
3. Lei affronta spesso temi legati al tempo, all’eterno, alla condizione umana. Quanto è importante per lei che l’opera comunichi un pensiero e non solo un impatto visivo?
comincio sempre da una nuvola di disegno,idea, non so dove vado,prendo una strada.trovo un bivio cartello,un nano secondo,e prendo una rotta o vado la o sinistra,e' il mio inconscio che guida, poi continuo un altro bivio,nano secondoper decidere la rotta. Poi metto al centro il piatto forte, come il gioco scacchi,la torre,poi dopo un altro bivio l'alfiere, ....re.....ultima,la regina.c'e sempre.e' lei che comanda l'equilibrio delle vicissitudini umane. Poi opera per concluderla uso la ragione. Devo chiudere il cerchio.
4. Si definisce autodidatta per convinzione. In che modo questa scelta le ha permesso di costruire un linguaggio pittorico personale, libero da schemi accademici?
Un artista Autodidatta ha vantaggi e limiti. Ma Arte vera, non discrimina,questa barriera e' irrivelante,. Autodidatta e' un cavallo senza briglia,e senza recinto, Senza voler offender nessuno,almeno non ho nessuno che mi educa,comanda,impone," fai cosi" ,"questo non si fa", ecc
Certo mi sento libero,un libero a metà perchè sono sempre condizionato ed alienato ( freud la psicanalisi) da tutto cio che mi circonda, ed ho diversi braccialetti elettronici come due zeppe palle di piombo alla Pappilon, orologio( prigioniero del tempo) telefono telefonino ,pc,tv,radio,web,ecc..
5. Il suo percorso di vita – dai viaggi sulle navi da crociera all’infortunio che l’ha riportata alla pittura – ha inciso profondamente sulla sua visione. Quanto l’esperienza personale entra nella materia e nei temi delle sue opere?
Tanto,tantissimo, il Viaggio di Ulisse ( Virgilio) il grande viaggio,andata e ritorno, dal macrocosmo al microcosmo, i grandi pensieri etici filosofici forse si possono amalgamare facendo il viaggio di ulisse, l' arte diventa uno strumento dalla conoscenza di mille civilta culture diverse,al ritorno a casaorticello e scavare le radici( origini). La caduta di una foglia al giardino di casa ha la stessa forza spirituale che andare su marte, viaggiando,forse senza accorgermene ma guardavo e osservavo,le cose,e si sono gran parte proiettate dentro gli accumulatori della memoria. I colori in particolare, ho attraversato con le navi da crociera decine di volte il canale di panama,la giungla al interno con tanti verdi,c'e l'ho davanti miei occhi,e quei uccelli tropicali che si appogiavano nei ponti della nave,un giallo amaranto un verde smeraldo,un blu lapislazzuli,una arancione rosa cerasuolo ecc.colori che qua in italia non vedo.e poi Alaska,tante volte,partenza Vancouver tre giorni Valdez,monti costieri bianco,bianco,bianco,un bianco che non so descrivere.nel nostro vocabolario ci sono 11 parole di bianco.si dice che esquimesi hanno sul neve,e bianco,nel loro ridotto vocabolario,tre volte piu della ilngua italiana. E quando andavo nella neve,quel bianco era diverso, come il verde tropicale panama diverso dalle nostre foreste casentinesi.
6. Molti critici hanno riconosciuto nella sua pittura una forte componente concettuale. Qual è il messaggio principale che sente oggi l’urgenza di trasmettere attraverso la sua arte?
Non e' piu una critica protesta,al mondo.E' un documento scritto( opera).
Chi ne vorrà fare uso,servira' quel giorno che la GIUSTIZIA, e la VERITA', non saranno piu' parole vuote.
7. Molti dei suoi progetti espositivi affrontano temi caldi del nostro tempo. Crede che l’artista abbia oggi una responsabilità etica e sociale?
L' Artista non ha nessuno obbligo,ne costretto,....avete presente il viaggio delle balene? O anguille? E' un lungo viaggio,dove e' istinto che li fa condurre ed incanalare sempre a quelle rotte e morire dove sono nate. L' artista ha gia un tracciato ,non puo' fuggire, alcuni chiamano missione. No.No.No! E' l'Artista!!
8. In diverse esposizioni le sue opere sono state chiamate a testimoniare i “temi caldi” del nostro tempo. Qual è, secondo lei, il ruolo dell’artista nella società contemporanea?
Ho gia risposto. Il Documento.ora però aggiungo l'aggravante.
Le mie parole un giorno le spazzera via.
Il mio pensiero un giorno il vento le spazzera via.
Opera mia un giorno il vento FATICA,a portare via.
9. È stato definito “l’artista del pensiero e del concetto di eterno”. Come si traduce questa idea di “eterno” nella sua pittura e nel rapporto con chi osserva le sue opere?
L'artista "vero" non ha paura della malafede altrui,ne dell' ignoranza,anzi trasforma questa realta' avversa in energia creativa. Artista teme,ed e'anche letale,Ignavia
( indifferenza).
Il genio di Dante aveva costruito un cerchi infernale agli Ignavi.
10. Guardando al suo percorso e ai numerosi riconoscimenti internazionali, cosa desidera che il pubblico porti con sé dopo aver incontrato un’opera di Marco Eracli?
Adesso mi pecco di saccenza; le mie opere non sono comprensibili nell' immediato, per la comprensione totale( essenza) necessita di tempi. I pigmenti dei colori,specialmenti i cromatici e fluoro,devono stazionare e calmare la loro agressività,e diventare piu razionali e contemplativi,ed allora che si possono abbracciare al concetto( simbolo simbolismo) dell' opera,...ECCO LA VISIONE DEL OPERA.
COLORARE NON E' DIFFICILE.
"SAPER" COLORARE NON E' FACILE NE' DIFFICILE; E' MAGICO.
Con Marco Eracli abbiamo attraversato territori dove il colore non è solo visione, ma esperienza, memoria e vita stessa. La sua arte ci ricorda che l’opera non è mai immediata, ma richiede tempo, attenzione e apertura: è un dialogo silenzioso tra l’artista, il mondo e chi osserva.
Le parole di Eracli ci invitano a riflettere sulla libertà dell’arte, sull’istinto che guida la creazione e sulla capacità dell’artista di trasformare ogni esperienza, dal macrocosmo al microcosmo, in pittura viva e respirante.
L’intervista si chiude lasciando al lettore la possibilità di tornare sulle opere e sui concetti condivisi, perché, come dice lo stesso artista, “il pensiero un giorno il vento lo spazzarà via, l’opera mia, invece, il vento fatica a portarla via”. In quest’ultima riflessione si racchiude il senso della sua pratica: una tensione verso il trascendente, dove l’arte diventa testimonianza e memoria del tempo.
La Redazione
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