Ci sono scritture che non si limitano a raccontare, ma si fanno spazio di attraversamento.
Quella di Ciro Cianni appartiene a questa dimensione: una parola che non cerca superficie, ma profondità, che non si esaurisce nel dire ma continua a vibrare oltre il testo.
Poeta e scrittore, Cianni costruisce una ricerca in cui il linguaggio diventa materia viva, densa, capace di accogliere tensioni, silenzi, stratificazioni. Nei suoi testi si avverte una costante oscillazione tra presenza e sottrazione, tra ciò che emerge con chiarezza e ciò che resta sospeso, come se ogni parola fosse il punto di equilibrio tra rivelazione e mistero.
La sua voce si muove lungo traiettorie intime ma mai chiuse in se stesse: l’esperienza personale si dilata, si apre, si rifrange in una dimensione più ampia, dove il vissuto individuale entra in dialogo con interrogativi universali. Tempo, identità, memoria, percezione — sono elementi che attraversano la sua scrittura senza mai diventare tema dichiarato, ma restando piuttosto come correnti sotterranee che ne orientano il ritmo e la direzione.
Ciò che colpisce è una forma di necessità: non c’è compiacimento formale, né volontà di affermazione, ma una tensione autentica verso il senso. Scrivere, per Cianni, sembra configurarsi come un atto di ascolto prima ancora che di espressione, un processo in cui il linguaggio si avvicina progressivamente a ciò che non è immediatamente dicibile, tentando di restituirne traccia.
In questo contesto, l’intervista si configura come uno spazio di emersione e di riflessione, un luogo in cui il pensiero si articola e si lascia osservare nel suo farsi. Le risposte aprono varchi, suggeriscono direzioni, restituiscono non tanto definizioni quanto possibilità di lettura.
Entrare nel suo universo significa accettare un tempo diverso, più lento e profondo, in cui la parola non è mai solo mezzo, ma esperienza. Un invito a sostare, ad ascoltare, a lasciarsi attraversare da una scrittura che non si impone, ma accade.
1- La sua scrittura nasce dalla “parola pura”. Che cosa significa per lei questo concetto e come prende forma nel momento in cui incontra l’arte visiva?
La parola è sia radice che frutto, è quel filtrare l’emozione che attraversa il corpo e
distilla nel cuore, nell’anima. La purezza è la dimensione che dobbiamo ambire, non la perfezione.
La parola… come mani nude che scavano per togliere le erbacce che coprono le gemme dai raggi
del sole.
2 - Nei suoi testi la poesia sembra dialogare con il colore e con la pittura. In che modo il linguaggio poetico riesce a tradurre l’esperienza visiva di un’opera?
Ho sempre amato l’arte, nasco come poeta, e non sapendo dipingere il modo per starle vicino, raccontarla era far ‘toccare’ il significante con il colore, dare voce alla pennellata. Cercare di vedere un’opera non come una azione statica ma immaginandone un prima e un dopo la rappresentazione del quadro.
3 - Lei parla di “vivere la pittura dal suono della sillaba”. Quanto è importante per lei la musicalità della parola quando scrive di arte?
La sillaba, come il colore, ne devi conoscere la natura, devi confrontarti per ‘camminarci’ vicino. Il suono ne è parte importante, parto sempre dal fatto di avere un senso in meno, cioè privarmi per esempio della vista, quindi usare più la potenza del suono per arrivare al cuore dello spettatore. O immaginarmi privo dell’udito e dare più visione e colore alla sillaba per emozionare, per ‘donare’ arte! La scrittura non deve essere la ‘spiegazione’ dell’opera ma la pennellata scritta!
4 - Nel suo percorso ha partecipato a numerose mostre e rassegne come scrittore d’arte. Quali esperienze hanno maggiormente influenzato la sua visione poetica e critica?
Sì ho partecipato a eventi sia di arte, moda, fotografia, in questo rapporto diverso che ho potuto avere con la parola potendola ‘confrontare’ con i questi incontri, sono cresciuto e avuto la possibilità di incontrare persone meravigliose, e dove sono nate collaborazioni importanti. Come eventi di un certo spessore ho partecipato alla Biennale di Ferrara e alla Biennale dell’Umbria.
5 - La sua attività si muove tra poesia, critica e curatela editoriale. Come convivono queste tre dimensioni nella sua ricerca?
Come dicevo prima, sono scritture diverse ma la base è l’amore per la parola. Nei testi che realizzo cerco sempre di far uscire l’essenza dell’autore, dell’artista, e quel silenzio che si è raccontato ma non è visibile, anche questo è importante.
6 - Nel corso degli anni ha ricevuto numerosi riconoscimenti in ambito poetico. Che ruolo hanno avuto questi premi nel consolidare il suo percorso di scrittore?
Riceve un premio è sempre una soddisfazione, un riconoscere il lavoro che si è fatto, ma sinceramente non solo uno di quelli che partecipa a qualsiasi concorso che si presenti. Mi piace selezionarli, e ho avuto l’onore di riceverne di importanti e in alcuni momenti ti danno anche forza e stimolo in periodi dove non sempre l’ispirazione arriva!
7 - Lei è anche curatore della collana di poesia Letizia per Bertoni Editore. Quali criteri guidano la sua selezione delle voci poetiche contemporanee?
Essere curatore è un privilegio perché hai la possibilità di leggere tantissimi autori, tantissime storie, e vivere la speranza dello scrittore di essere pubblicato, di essere presentato. Non ho un criterio specifico di selezione. La voglia sempre di scoprire nuove voci contemporanee c’è ma spesso girano pseudo poeti che hanno pretese di avere la verità nei propri versi. I criteri di base però è cercare la bellezza, la vita, la purezza nei versi. Io non sono nessuno ma sono un po’ duro nella selezione perché non c’è scritto da nessuna parte che un autore ha diritto a pubblicare. Altrimenti facciamo passare tutto per bellezza, arte e poesia.
8 - Spesso la poesia viene percepita come un linguaggio distante dal pubblico. Secondo lei, quale può essere oggi il ruolo della poesia nel dialogo con l’arte contemporanea?
Credo che l’artista, lo scrittore abbiamo una grande responsabilità più di ogni altro ruolo nella società. Sono custodi di bellezza, il compito di svegliare le coscienze e non farle appiattire. Difatti nelle scuole come materie metterei obbligatorie poesia, arte, teatro, cinema. Non versi mandati a memoria, o spiegare un quadro con superficialità. Il poeta, l’artista devono scendere dal piedistallo e stare fra la gente.
9 - In qualità di giurato in diversi premi e rassegne artistiche, quali qualità cerca in un artista o in un autore per riconoscere l’autenticità della ricerca?
Parto sempre con la curiosità di leggere nuovi versi, vedere nuove opere. Poi cercare di entrare nel mondo dell’autore, il perché abbia scritto quei versi, la sua esperienza che ha messo in quelle parole. Fortunatamente ancora c’è tanta bellezza, e quando la trovi ne sei felice, perché sai che c’è vita, c’è ricerca nel raccontare l’amore e i sentimenti.
10 - Guardando al futuro, quali progetti o direzioni di ricerca sente più vicini alla sua sensibilità poetica e critica?
Sì ci sono già in cantiere progetti interessanti per questo anno. Andrò a scrivere sia per delle mostre fotografiche, di moda e di pittura. E poi ho un paio di libri che usciranno con la mia collana Letizia per la Bertoni.
Le parole di Ciro Cianni non cercano di chiudere, ma di lasciare aperto.
Ogni risposta si deposita come una traccia, un segno che continua a risuonare anche oltre la lettura.
In questo spazio di dialogo, ciò che emerge non è soltanto un pensiero sulla scrittura, ma una postura nei confronti del mondo: attenta, vigile, profondamente in ascolto. La sua voce si sottrae a ogni forma di definizione definitiva, scegliendo invece la complessità, l’ambiguità fertile, la possibilità.
Si ha la sensazione che il senso, più che dichiararsi, si avvicini per approssimazioni, come qualcosa che si lascia intravedere senza mai esaurirsi del tutto. Ed è proprio in questa tensione che la sua scrittura trova forza: nel rimanere aperta, nel non cedere alla semplificazione, nel custodire uno spazio di interrogazione.
Questa intervista non offre risposte conclusive, ma invita a continuare il percorso. A rileggere, a sostare, a tornare. Perché alcune voci non chiedono di essere comprese immediatamente, ma di essere attraversate nel tempo.
E forse è proprio lì, in quella persistenza silenziosa, che la parola trova la sua forma più autentica.
A Cura di Maria Di Stasio
Ciro Cianni poeta e scrittore d’arte. La sua scrittura nasce dalla parola ‘pura’. Un percorso, un raccontare i colori passando dal cuore al cuore. Vivere la pittura dal suono della sillaba, dal comporre versi per sussurrare al cielo cromatico. Esperienza del dire poetico in varie mostre personali e collettive su tutto il territorio italiano.
Citando alcuni premi di poesia: Finalista al Premio G.G.Belli (2009), Musa d’argento (2016) e Gerardino Romano (2009). Segnalazione della Giuria al Roberto Farina (2012) e al Letizia Isaia (2014). Secondo class. al Premio Lett. di Calabria e Basilicata, Terzo class. al Premio Hombres (2016) e secondo class al Premio Cavallari di Pizzoli (2017).‘Secondo classificato al Premio Letterario Roccagloriosa’ (2018). ‘Secondo classificato al Premio Internazionale Città di Castrovillari’ (2022). ‘Premio E. Argiroffi al Galarte XXV ed. (2023).
Curatore della Collana di Poesia ‘Letizia’ per la Bertoni Editore.
Presente in diversi concorsi e rassegne come giurato e scrittore d’arte, fra questi alla Triennale di Ferrara (2015), al Premio Eureka (2016 - 2018), al Premio Art Hung (Uff. Cult. Ambasciata Araba d’Egitto 2017), Biennale dell’Umbria (2017), MumArt (2018), Amor per Roma (2019), Biennale Internazionale d’Arte dei Castelli Romani (2023), curato testi poetico/critici per mostre collettive e personali.
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