Luciano Vunich ( Modi't) - L'Arte come ascolto

Pubblicato il 23 aprile 2026 alle ore 11:19

Nel paesaggio denso e spesso autoreferenziale dell’arte contemporanea, la ricerca di Modi’t si inscrive come una traiettoria laterale, appartata, volutamente disallineata. Il suo stesso nome — eco del termine francese maudit — non si abbandona alla retorica dell’artista “maledetto”, ma ne distilla piuttosto una condizione di sottrazione consapevole: una distanza necessaria, quasi etica, per preservare l’integrità e il silenzio originario del gesto creativo.
Il suo atelier, un garage freddo e buio che egli definisce “paradiso”, si configura come spazio iniziatico, soglia tra visibile e invisibile. È qui che la pratica pittorica si libera dalle logiche produttive per farsi ascolto, attesa, attraversamento. Le opere non vengono costruite, ma affiorano: emergono come presenze autonome da un dialogo sommerso tra materia, memoria e intuizione, in un tempo sospeso che precede ogni narrazione.
Le figure che abitano queste superfici non sono ritratti, ma apparizioni. Corpi silenziosi, privi di identità definita, abitano uno spazio che non appartiene al reale, né al sogno, ma a una dimensione altra, interiore e irriducibile. L’artista non le impone: le accompagna. In questo processo, anche la musa si trasfigura, perdendo ogni connotazione esterna per coincidere interamente con l’arte stessa — presenza totale, compagna invisibile, tensione costante verso un divenire che non si compie mai del tutto.
La grammatica cromatica si costruisce per sottrazione: il colore non invade, ma si deposita. Vibra in una partitura intima, trattenuta, dove toni caldi e freddi si rincorrono in un equilibrio sottile, restituendo una malinconia composta, attraversata da una dignità silenziosa. Il gesto, immediato e non mediato, conserva tuttavia una lucidità strutturale che rivela una consapevolezza profonda del costruire.
Lontano dalle dinamiche del sistema e dalle sue derive spettacolari, Modi’t percorre una via autonoma, nutrita da un dialogo ideale con i maestri del primo Novecento e da una tensione incessante verso la trasformazione. La sua ricerca non si fissa, non si lascia circoscrivere: si muove, si espone al rischio del mutamento, attraversa linguaggi senza mai disperdere il proprio nucleo poetico.
Questa intervista si offre come una soglia: uno spazio di avvicinamento a una pratica che rifiuta definizioni e appartenenze, restituendo alla pittura una dimensione necessaria, intima e profondamente autentica — un luogo in cui, ancora, è possibile sostare.

 

Il tuo nome d’arte Modi’t nasce dalla parola francese maudit: quanto ti riconosci nella figura dell’artista “maledetto” e quanto invece la tua è una scelta consapevole di isolamento?

Modi't

Im nomen omen
Inteso più come privazione in un viaggio controvento costellato di accadimenti e situazioni che si susseguono sistematicamente a cristallizzare il proprio ineluttabile destino conferendo una matura e consapevole diversità nel concepire la propria esistenza artistica

Nelle tue opere la figura umana appare sospesa, quasi senza tempo e identità definita: chi sono davvero i tuoi soggetti? Esistono o nascono interamente dentro di te?

I personaggi delle mie opere non esistono e non rappresentano il mondo in cui viviamo e, pur avendo una matrice costante, sono diversi fra loro, sono unici e irrepetibil, tant'è che spesso mi domando: ma questo l'ho fatto io?
Sostanzialmente credo che i quadri nascano da soli, basta saper ascoltare e assecondare quello che loro vogliono divenire.
Questo mio processo creativo nasce fin dall inizio della esecuzione, in quanto utilizzando fondi di recupero pieni di macchie ed irregolarità, li osservo e ascolto quello che mi stanno suggerendo, poi procedo secondo le loro linee guida con un susseguirsi di idee creative atte a formalizzare una costruzione architettonica e scenografica di tratti ed accostamenti cromatici in perfetta simmetria

La musa del pittore bohémien sembra più una presenza interiore che un ritratto: cosa rappresenta per te la figura della musa oggi?

Per antonomasia la figura della musa è per un pittore fonte di ispirazione realizzativa che caratterizza la matrice di ogni sua opera.
Nelle mie opere non esiste questa prerogativa.
La musa per me è l'arte nella sua totalità creativa che diviene compagna di vita in un progressivo cammino evolutivo di espressione artistica

Il tuo uso del colore è intimo, smorzato, quasi trattenuto: lavori più sulla memoria, sull’emozione o sull’istinto del momento?

L'uso del colore è influenzato dalla esigenza di plasmare i miei soggetti in un contesto poetico impreniato di dolce maliconia e da una innata eleganza di portamento che fa trasparire una dignità esistenziale.
Colori caldi e freddi si susseguono in una costruzione ritmica sinfonica per dare dinamicità e movimento all interno di una postura sempre intesa.
La coloritura è fatta senza l utilizzo della tavolozza per rimarcare un contesto creativo istantaneo ed emotivo

Guardando il tuo percorso, senti di aver trovato il tuo linguaggio o pensi di essere ancora in trasformazione?

Io non sono un pittore "visto uno visti tutti", mi piace spaziare in diversi generi e correnti ( realistico, new cubismo, still life, metacosmico, spirituale) per cui ogni opera è l inizio di un processo creativo sempre in evoluzione e in discussione.
Al momento la mia creatività è inesauribile e non ho idea di cosa posso fare domani. Di certo non mi discorsero' dal mio credo
Creatività
Semplicità
Poesia

Che rapporto hai con il pubblico e con il sistema dell’arte contemporanea? Ti interessa essere riconosciuto o senti che la tua pittura esiste a prescindere?

Io non ho nessuno raapporto con il sistema dell arte, non sono aggiornato sull arte contemporanea, cerco di andare per la mia strada convinto che i grandi Maestri del primo Novecento abbiano già fatto tutto, non c'è più nulla da inventare, bisogna attingere ed elaborare.
Ogni pittore culla il sogno di essere conosciuto, ma il mio dilemma e pensiero costante è la preoccupazione di dove andranno a finire i miei quadri alla mia dipartita.
Mi piacerebbe che potessero continuare a vivere di luce propria

Io non ho nessuno raapporto con il sistema dell arte, non sono aggiornato sull arte contemporanea, cerco di andare per la mia strada convinto che i grandi Maestri del primo Novecento abbiano già fatto tutto, non c'è più nulla da inventare, bisogna attingere ed elaborare.
Ogni pittore culla il sogno di essere conosciuto, ma il mio dilemma e pensiero costante è la preoccupazione di dove andranno a finire i miei quadri alla mia dipartita.
Mi piacerebbe che potessero continuare a vivere di luce propria.......


Più che offrire risposte, il percorso di Modi’t sembra custodire domande. Una pittura che non cerca di spiegarsi, ma di accadere; che non si impone allo sguardo, ma lo invita a sostare, a rallentare, a entrare in una dimensione in cui il tempo perde urgenza e diventa spazio di ascolto.
Nelle sue opere non c’è volontà di affermazione, ma un’esigenza più profonda: dare forma a ciò che sfugge, trattenere un’intuizione prima che si dissolva, restituire dignità a una sensibilità silenziosa. È una pratica che si sottrae al rumore, che non rincorre il riconoscimento ma costruisce, pazientemente, una propria necessità.
Forse è proprio in questa distanza, in questo stare ai margini senza rivendicarlo, che risiede la forza del suo lavoro: una pittura che non chiede di essere compresa immediatamente, ma di essere attraversata. E che, proprio per questo, continua a risuonare oltre l’immagine, oltre il tempo dell’incontro.

 

 

La Redazione 

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