L’opera di Andriana Ura si colloca in quel territorio di confine dove esperienza personale e memoria collettiva si intrecciano, dando origine a una ricerca che trova nella materia e nel segno i propri strumenti privilegiati di indagine. Il suo lavoro si sviluppa attorno a temi che appartengono profondamente alla contemporaneità — identità, appartenenza, migrazione, fragilità umana — affrontati attraverso un linguaggio capace di trasformare il vissuto individuale in una riflessione condivisa.
Le superfici attraversate da crepe, stratificazioni e tensioni materiche non si limitano a raccontare una dimensione biografica, ma diventano luoghi simbolici nei quali il tempo lascia tracce visibili della propria azione. In questa pratica artistica, la ferita non è mai solo testimonianza di una frattura: è anche possibilità di trasformazione, passaggio necessario verso nuove forme di consapevolezza. La materia si fa dunque archivio emotivo, custode di memorie che riaffiorano e si sedimentano in una continua oscillazione tra presenza e assenza.
Al centro della ricerca di Ura emerge inoltre una costante attenzione alla condizione umana. Le sue figure, spesso sospese in una dimensione di silenzio e introspezione, evocano sentimenti di vulnerabilità, solitudine e ricerca di relazione, restituendo interrogativi che attraversano l’esperienza contemporanea. L’artista non propone risposte definitive, ma costruisce spazi di ascolto e di riflessione, invitando l’osservatore a riconoscere nelle immagini frammenti della propria storia.
In questo percorso, pittura e scrittura poetica non costituiscono ambiti separati, ma espressioni complementari di una stessa necessità creativa. Entrambe diventano strumenti attraverso cui interrogare il passato, dare forma alla memoria e comprendere il presente. È proprio in questa tensione tra memoria e trasformazione, tra radici e nuovi orizzonti, che si sviluppa una ricerca aperta, capace di mantenere vivo il dialogo tra esperienza individuale e dimensione universale.
L’intervista che segue offre l’occasione di approfondire i nuclei tematici e le motivazioni che animano il percorso artistico di Andriana Ura, restituendo la complessità di una ricerca in continua evoluzione.
- La tua ricerca nasce dall’intreccio tra memoria, migrazione e identità: quando hai sentito per la prima volta il bisogno di trasformare queste esperienze in linguaggio artistico?
La necessità è nata dal mio percorso personale lasciare la mia terra e vivere tra culture diverse e costruire una nuova vita in Italia mi ha portato a cercare un linguaggio capace di raccontarmi ciò che con le parole mi viene sempre un po' più difficile ad esprimere. L'arte per me è diventato uno spazio di memoria e di dialogo tra passato e presente.
- Le crepe e le superfici materiche sono elementi centrali nelle tue opere: cosa rappresentano per te e che tipo di dialogo instaurano con l’osservatore?
Le crepe per me rappresentano le ferite ma anche le possibilità di trasformarle in rinascita. Le superficie materiche rendono visibili a ciò che spesso resta nascosto il peso delle esperienze del tempo e delle emozioni. Invitando L'Osservatore a guardare oltre l'apparenza e confrontarsi con la propria storia.
- In che modo le tue radici balcaniche e la vita in Italia convivono oggi nel tuo immaginario creativo?
Non li vivo come due realtà separate le radici balcaniche custodiscono memoria lingua e identità mentre l'Italia per me rappresenta il luogo della crescita delle opportunità e della maturazione artistica. Nelle mie opere questi due mondi dialogano continuamente creando un ponte tra passato e presente.
- Le figure umane nei tuoi lavori appaiono spesso fragili o isolate: riflettono un’esperienza personale o una condizione collettiva del nostro tempo?Entrambe nascono spesso da emozioni personali, ma diventa simboli di una fragilità condivisa mi interessa raccontare La solitudine la ricerca di appartenenza e il bisogno di essere compresi temi che appartengono a molte persone nella società di oggi.
- La tua pittura affronta il tema dell’indifferenza sociale: pensi che l’arte abbia ancora una responsabilità etica nel contesto contemporaneo?
Penso di sì l'arte non deve imporre risposte ma può porre domande importanti a stimolare una riflessione critica. In un tema segnato dalla velocità e dalla distrazione l'arte può ancora contribuire a mantenere viva la sensibilità verso l'altro. E per quanto mi riguarda le questioni umane sono fondamentali.
- Come si sviluppa il rapporto tra la tua produzione pittorica e il tuo percorso poetico? Nascono separatamente o si influenzano a vicenda?
Per me pittura e poesia sono un linguaggio unico, a volte una poesia genera un'immagine altre volte è un dipinto a suggerire le parole. Entrambi nascono dalla stessa esigenza dalle forma a emozioni ricordi e riflessioni che cercano una voce.
- Il silenzio e la memoria sono temi ricorrenti nella tua poesia: che ruolo hanno nel tuo processo creativo?
Sono il punto di partenza nel silenzio ascolto ciò che emerge dalla memoria ricordi emozioni luoghi e persone che hanno lasciato un segno. Da quel dialogo interiore prende forma il mio lavoro artistico sia nella scrittura sia nella pittura.
- L’uso di acrilico, tecnica mista e pasta modellante suggerisce una forte fisicità del gesto: quanto è importante per te il corpo nel fare arte? Per me è fondamentale il gesto lascia traccia visive sulla superficie e trasmette energia tensione e intenzione. Lavorare con la materia significa instaurare un rapporto diretto e concreto con l'opera trasformando il pensiero in presenza fisica.
- Il tempo sembra attraversare le tue opere come una presenza invisibile: come lo vivi e come lo rappresenti artisticamente? Il tempo è una presenza costante nella mia ricerca. Mi interessa il modo in cui modifica le persone i luoghi e ricordi nelle opere lo rappresentano attraverso stratificazioni segni crepe simboli che raccontano il passaggio della vita e la trasformazione dell'esperienza.
- Guardando al futuro, quali trasformazioni senti che la tua ricerca artistica potrebbe attraversare, e quali domande senti ancora aperte? vorrei approfondire sempre di più il dialogo tra arte visiva poesia e memoria collettiva. Continua a interrogarmi sull'identità sulla appartenenza sul ruolo dell'essere umano in una società in continuo cambiamento. Sono domande che restano aperte e che alimentano il mio percorso creativo.
URBANICIDIO
(opera dedicata all'Albania)
IL RISVEGLIO DEL SACRO
ECLISSI DI POTERE
DUE MONDI UNA VERITA'
A testimonianza della continuità tra ricerca artistica, poetica e riflessione autobiografica, Andriana Ura si appresta a pubblicare il volume Figlia dell'Albania. La storia che ho studiato, la vita che ho vissuto. Il libro approfondisce alcuni dei temi centrali che attraversano la sua produzione: la memoria come eredità culturale, l'identità come processo in continua trasformazione e il dialogo tra le radici d'origine e l'esperienza del presente.
Un'opera che amplia e arricchisce il percorso dell'artista, confermando la sua volontà di indagare, attraverso linguaggi differenti, il significato dell'appartenenza e il rapporto tra storia individuale e memoria collettiva.
La Redazione
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