"Abisso "
Tecnica mista con sabbia su tela
80x120
Luglio 2025
Esistono artisti che costruiscono la propria ricerca seguendo una linea continua e altri che affidano il proprio percorso alle trasformazioni della vita, lasciando che il tempo diventi parte integrante della loro poetica. Giusi Dorn appartiene a questa seconda categoria. La sua vicenda artistica racconta una ricerca che attraversa la formazione accademica, la sperimentazione materica, l'esperienza dell'insegnamento e una profonda rinascita creativa, restituendo oggi un linguaggio maturo, autentico e fortemente riconoscibile.
Formata presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida del Maestro Carmine Di Ruggiero, Giusi sviluppa fin dagli anni della formazione una personale riflessione sull'astrazione, comprendendo che la pittura non si esaurisce nella superficie della tela, ma può diventare un luogo fisico da costruire, attraversare e abitare. È proprio in quegli anni che prende forma quella ricerca che l'artista definisce "Astrattismo Materico", una poetica nella quale la materia smette di essere semplice supporto per trasformarsi in linguaggio.
Nelle sue opere il colore dialoga costantemente con la tridimensionalità. Gesso, sabbia, stucco, corde, rame ed elementi metallici si fondono con la pittura fino a creare superfici vive, percorse da rilievi, incisioni, intrecci e vibrazioni luminose. La tela perde la propria bidimensionalità e acquista una presenza quasi scultorea, invitando l'osservatore non soltanto a guardare, ma ad avvicinarsi, a seguire con lo sguardo ogni asperità, ogni ritmo, ogni variazione della materia.
Osservando le sue composizioni emerge con chiarezza una tensione verso l'equilibrio. Le strutture verticali, gli intrecci di corde, le forme geometriche che sembrano affiorare dalla superficie e i cromatismi dominati dai blu profondi, dai turchesi e dalle ossidazioni dorate evocano percorsi, connessioni e trasformazioni. Non vi è alcun intento descrittivo: l'astrazione di Giusi Dorn non rappresenta il mondo visibile, ma suggerisce paesaggi interiori, energie invisibili, relazioni che prendono forma attraverso il dialogo continuo tra materia, luce e colore.
In questa ricerca la materia assume un valore profondamente simbolico. Non è mai decorazione, né semplice esercizio tecnico. È l'anima stessa dell'opera, come afferma l'artista durante questa intervista. Ogni elemento inserito sulla tela contribuisce alla costruzione di un racconto visivo in cui il pieno e il vuoto, il rilievo e la superficie, la luce e l'ombra convivono in un equilibrio dinamico. La pittura diventa così esperienza sensoriale, capace di coinvolgere lo spettatore ben oltre la dimensione estetica.
Accanto alla ricerca artistica si sviluppa una lunga esperienza nell'insegnamento, che per oltre vent'anni accompagna il suo percorso umano e professionale. Trasmettere l'arte alle nuove generazioni significa, per Giusi Dorn, continuare quotidianamente a interrogarsi sul valore del gesto creativo, mantenendo vivo quel dialogo con la sperimentazione che caratterizza tutta la sua produzione. Anche le esperienze nella grafica, nella fotografia e nell'artigianato artistico hanno contribuito ad affinare una sensibilità progettuale che oggi emerge nella precisione compositiva e nell'attenzione dedicata ai materiali.
Vi è poi un elemento che rende il suo percorso particolarmente significativo: il tempo. Per molti anni la pittura lascia spazio ad altre priorità, senza però spegnersi realmente. Rimane una presenza silenziosa, pronta a riemergere nel momento in cui la vita restituisce all'artista la possibilità di ascoltare nuovamente la propria voce creativa. Il ritorno alla produzione pittorica non coincide con una semplice ripresa dell'attività, ma con una vera rifondazione della propria identità artistica. Le esperienze vissute, le responsabilità, le trasformazioni personali diventano oggi parte integrante della sua poetica, conferendo alle opere una profondità che va oltre la ricerca formale.
È significativo che proprio quella che inizialmente sembrava una limitazione — il lavorare su tele di piccolo formato — si sia trasformata in una nuova opportunità espressiva. Nello spazio ridotto ogni gesto acquista maggiore intensità, ogni elemento viene calibrato con precisione, ogni intervento materico assume un peso specifico diverso. La sintesi sostituisce l'espansione, senza perdere forza comunicativa. Anzi, è proprio nella misura contenuta che la sua ricerca rivela oggi una straordinaria capacità di concentrare energia, ritmo e tensione visiva.
Questa intervista non racconta soltanto la biografia di una pittrice, ma restituisce il ritratto di una donna che ha saputo trasformare ogni fase della propria esistenza in occasione di crescita artistica. Dalle parole di Giusi Dorn emerge una convinzione che attraversa l'intera intervista: l'arte non è mai un traguardo definitivo, ma un processo continuo di ricerca, ascolto e trasformazione.
Forse è proprio questa la chiave più autentica della sua poetica. Le sue opere non chiedono semplicemente di essere osservate; invitano il pubblico a rallentare, ad attraversare la materia, a coglierne le stratificazioni e le tensioni, fino a comprendere che ogni rilievo, ogni colore e ogni frammento raccontano un'esperienza vissuta. È una pittura che nasce dal tempo e che al tempo continua ad affidare la propria evoluzione, rimanendo, come ama dire la stessa artista, un cantiere ancora aperto, nel quale ogni opera rappresenta una nuova possibilità di scoperta.
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1. La tua formazione artistica si è sviluppata presso l'Accademia di Belle Arti di Napoli sotto la guida del Maestro Carmine Di Ruggiero. Quali insegnamenti e quali esperienze di quegli anni continuano ancora oggi a influenzare la tua ricerca artistica?
Ricordo perfettamente il Maestro Carmine di Ruggiero, un uomo molto pacato e gentile, discreto e attento nelle parole, attento a non
giudicare o ferire, quando, dopo aver completato il mio quadro in Accademia, lo chiamavo per chiedergli un giudizio sul lavoro svolto,
e lui attentamente lo guardava e poi mi diceva: "sei sicura di aver finito…? C'è tanto ancora da fare…", e magari indicava alcune parti
un po' deboli su cui poter ancora lavorare. Ecco, mi è rimasto del suo insegnamento quell' idea che un quadro non è mai veramente
finito e che va guardato più volte, va lasciato lì e poi ripreso. Lui mi ha insegnato a guardare oltre la tela e i colori che vi sono sopra, mi
ha insegnato a sentire la loro essenza e oggi, quello che cerco di fare con i miei piccoli allievi è proprio questo.
2. Fin dagli anni della formazione hai iniziato a sperimentare materiali come gesso, sabbia e stucco, dando vita a quella che definisci una ricerca di "Astrattismo Materico". Come nasce questa esigenza di trasformare la materia in linguaggio espressivo?
L’esigenza nasce da subito, perché la superficie " piatta " della tela non è mai stata abbastanza per me. L' astratto è un insieme di
forme e colori ma non solo, di pieni e vuoti, di chiaro e scuro e se queste forme vengono progettate e realizzate prima ancora del
colore sulla tela, con una tridimensionalità di materiali che creano uno spessore più o meno importante, allora tutto è più tangibile ed
evidente ed il linguaggio espressivo del mio lavoro diventa fruibile all'osservatore.
3. Nelle tue opere la materia sembra assumere un ruolo narrativo, diventando parte integrante del dialogo con lo spettatore. Quale significato attribuisci alla componente materica all'interno del tuo lavoro?
La materia nelle mie opere è l’anima del mio quadro, ne è l’essenza; si può dire che materia e colore siano un connubio indissolubile, dove l'una si fonde nell’altro esaltandosi.
4. Accanto alla pittura hai esplorato il mondo della grafica, della fotografia e dell'artigianatoartistico, realizzando anche gioielli e accessori in argento. In che modo queste esperienze hanno contribuito alla costruzione della tua identità artistica?
Lavorare in altri ambiti come l’artigianato, la fotografia e la grafica, ha impreziosito il mio sapere artistico, la mia manualità, il
mio occhio che guarda in modo diverso la sua opera, contribuendo oggi a poter spaziare su vari fronti e poter sperimentare nuove e
infinite possibilità artistiche che rendono il mio lavoro sempre attuale ed autentico.
5. Nel 2000 hai scelto di dedicarti all'insegnamento, trasmettendo la passione per l'arte alle nuove generazioni. Cosa ti ha restituito, dal punto di vista umano e creativo, questa lunga esperienza educativa?
L’insegnamento della materia di Arte e Immagine nella scuola media, oggi mi permette di essere al passo col mondo dell' arte,
regalandomi tante soddisfazioni, mi permette di scoprire tanti giovani talenti che seguo poi negli anni successivi quando
proseguono con gli studi artistici. Inoltre progettando laboratori artistici per potenziare le eccellenze e le tecniche artistiche , riesco a mantenere vive le mie passioni e in allenamento la mia mano artistica, rispetto alle tecniche grafiche e pittoriche che insegno ai miei piccoli alunni.
6. Il 2022 rappresenta per te un momento di svolta e di ritorno alla pittura con nuova energia e consapevolezza. Come hai vissuto questo incontro con una parte di te che sembrava essersi soltanto momentaneamente allontanata?
Dipingere e creare sono sempre state le mie più grandi passioni; credo sia una dote innata, forse un dono, un pregio, un regalo che
ho avuto dalla vita e quando ho deciso di intraprendere la carriera di insegnante e in contemporanea sono diventata moglie e poi
mamma di due splendidi bambini, oggi ragazzi, il mio tempo a disposizione da dedicare alle mie passioni è diminuito
drasticamente, fino a far accantonare definitivamente la mia voglia di dipingere .
Ho sempre creduto, sbagliando, oggi me ne rendo conto, che all'arte bisogna dedicare molto tempo, non solo il tempo libero, e
che essere "il pittore della domenica" fosse discriminatorio, soprattutto per chi come me ha studiato all'Accademia di Belle Arti per diventare pittrice. Dal 2020/22 nel post COVID e post separazione, è cambiato tutto in me. Oggi sono una persona diversa che mette in primo piano sé stessa, la propria serenità interiore, e son cambiate completamente le priorità. Tutto quello che era rimasto "seppellito " per anni in me è rifiorito, a cominciare dalla mia personalità creativa e piena di entusiasmo. Del resto, tutto quello che si vuol “soffocare" prima o poi riemerge da solo, compresa la mia arte e la mia creatività (che nel frattempo "appagavo" come insegnante, dedicandomi a tempo pieno alla scuola e ai miei alunni). Dalla rinascita interiore automaticamente è sopraggiunta la mia voglia di ricominciare a esprimermi tramite la pittura. C'è stato
un richiamo, una voce interiore che mi diceva "ora puoi ricominciare”. Naturalmente c'è voluto tempo, prima di trovare il coraggio di prendere le mie tele e i miei pennelli, stipati in un angolo del ripostiglio in attesa di essere utilizzati. Son rimasti lì per molto tempo, come un sogno nel cassetto che oggi sta prendendo forma e concretezza. Oggi dipingo "nel tempo che ho “quando non lavoro, quando posso "rubare" un po' di tempo per me, quando posso trasformare il mio salotto, nel mio laboratorio ". Non sono il pittore della Domenica, ma del Martedì, Giovedì o del Venerdì, il pittore" del giorno della creatività”, del quando posso e voglio, e questa idea mi piace molto perché progettare, pensare,
mettere su carta tramite schizzi la mia idea di quadro che poi verrà messa su tela, mi rende più creativa e concreta. Il tempo " limitato"
che oggi ho a disposizione, quello che credevo fosse un limite, è per me un punto di forza perché mi permette di fare, pensare, riflettere
guardare da lontano, riprendere e poi completare la mia opera che dopo giorni e giorni diventa definitiva (“sei sicura che sia finito?" cit
Carmine Di Ruggiero).
7. Le tue opere più recenti affrontano la sfida degli "spazi limitati", attraverso formati più raccolti ma ricchi di intensità cromatica e materica. Come cambia il gesto artistico quando lo spazio si riduce?
Quando ho deciso di ricominciare a dipingere, c'è stato il classico " panico da tela bianca " e così per superare il primo impatto (c’era
un buco temporale di quasi 20 anni) ho fatto varie sperimentazioni su carta e cartoni telati, di piccole dimensioni con gli acquerelli, i
pennarelli a punta pennello che oggi tanto sono di moda, ma che sono utilissimi solo nella decorazione di oggetti o nella grafica.
Credevo veramente di non esser più capace di mettere le mie idee su tela e di non saper più utilizzare i miei colori acrilici e i pennelli,
ma in effetti anche qui il richiamo è stato più forte delle mia paura e ho cominciato a farmi ispirare da tele con nuovi e piccoli formati,
che inizialmente sembravano più facili da lavorare, ma che poi sono risultate una difficile ma interessante sfida che ha "stuzzicato "
la mia creatività. All' Accademia avevo sempre sperimentato l' astratto su tele di grandi dimensioni, tutto è più facile su una grande tela, qui le
tecniche possono spaziare tra colori stesi a pennello o con spatole di varie dimensioni, con pitture spray, quindi ci sono infinite
possibilità, ma sulle piccole tele tutto è completamente diverso; c'è un lavoro minuzioso e in pochi centimetri devi concretizzare un’idea
che magari nella testa ha spazi meno limitati e bisogna dare la stessa intensità pittorica e lo stesso impatto visivo di una tela
grande. Insomma, è una sfida che si concretizza in ogni tela che oggi sto producendo.
8. Nelle nuove opere entrano materiali come rame, corde ed elementi tridimensionali che si fondono con la superficie pittorica. Cosa rappresenta per te questa contaminazione tra pittura, materia e oggetto?
L’utilizzo di svariati materiali come corde, rame, alluminio, ed elementi tridimensionali che oggi utilizzo sulle tele di piccole dimensioni, danno forza e personalità ai miei nuovi progetti pittorici, rafforzando la mia pittura, dando vita al messaggio che voglio dare, soprattutto quando ci sono tematiche specifiche che mi richiedono concorsi o partecipazioni. Di base utilizzo sempre sabbia o gesso creando superfici materiche, lisce o ruvide, che però non superano il centimetro di spessore.
9. Il tuo percorso artistico attraversa formazione accademica, ricerca, insegnamento e una significativa ripresa della produzione pittorica negli ultimi anni. Se dovessi raccontare questo viaggio attraverso alcune tappe fondamentali, quali sceglieresti e perché?
Nel raccontarmi nelle precedenti risposte, è già emerso soprattutto il periodo di grande formazione artistica negli anni dell’Accademia e un periodo di grande concretezza artistica e di forte ispirazione di questi ultimi anni, che posso definire i più importanti a livello artistico per la mia "carriera” di pittrice.
10. Guardando al futuro, quali territori della ricerca artistica senti ancora il desiderio di esplorare e quale eredità vorresti lasciare attraverso il tuo lavoro?
Non escludo, la possibilità di ritornare alle grandi tele, di esplorare spazi illimitati, di andare oltre la tela, e inserire elementi che fuoriescono dal dipinto, ho sempre nuove idee. Questo è un periodo molto creativo, mentre dipingo un quadro ne penso già ad un altro, infatti lavoro a più tele contemporaneamente, anche di generi diversi, forse perché nella vita sono multitasking, e questo vien fuori anche nel mio modo di dipingere, nel mio essere artista. La "staticità " non mi appartiene, ed i miei quadri sembrano essere a volte diversi tra loro, ma fanno parte di una continua ricerca artistica che deve venir fuori, anche in modo diverso a seconda della tela e del supporto, e soprattutto del tema da affrontare .Un quadro
di dimensioni quadrate è diverso "da gestire" a livello di forme, colori, bilanciamento e forza, rispetto ad uno rettangolare con dimensioni estreme o proporzionate. Oggi, la mia sfida è lavorare con tutto e su tutto, e per quanto riguarda " l'eredità da lasciare attraverso il mio lavoro" è ancora
troppo presto, c'è tanto ancora da fare, il mio è "un cantiere " ancora aperto, sono in work in progress, né parleremo tra qualche
anno.
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